Cgil pronta allo sciopero generale
Le modalità messe a punto ieri al Pigal dall’attivo provinciale dei delegati
REGGIO EMILIA. Da qui al 5 dicembre, giorno dello sciopero generale indetto dalla Cgil, sarà un periodo di intensa mobilitazione. Con attivi, iniziative nei diversi distretti produttivi della provincia e l'incontro con i parlamentari reggiani (manca solo la data) in vista dell'approvazione del Job's Act e della discussione sulla Legge di stabilità. Temi su cui la Cgil è particolarmente critica. Questi giorni non serviranno solo per preparare la manifestazione provinciale, che cadendo di venerdì si scontra con la difficoltà di individuare in città una piazza nella quale concludere il corteo, ma anche per una serie di iniziative nei diversi distretti produttivi della provincia.
Le modalità dello sciopero e della manifestazione provinciale sono state definite ieri dall'attivo provinciale dei delegati Cgil che si è riunito al circolo Arci Pigal e a cui hanno partecipato oltre 350 delegati sindacali, «nonostante molti abbiano esaurito le ore di permesso sindacale retribuito e per essere presenti hanno dovuto utilizzare mezza giornata di ferie», ha sottolineato il segretario provinciale Guido Mora. Una discussione che ha riconfermato il giudizio negativo sull'azione del governo Renzi, anche se qualche delegato ha sottolineato che «ai lavoratori con lo sciopero vengono richiesti sacrifici economici importanti e qualcuno cominci a pensare di aver già dato». Se restano da definire alcuni aspetti organizzativi, gli obiettivi politici sono chiari, come ha sintetizzato nel suo intervento Guido Mora, «con le imprese che tramite l'azione del governo voglio cambiare verso ai diritti dei lavoratori». «Lo sciopero - ha aggiunto - sarà rivolto a governo e imprese con i lavoratori che devono difendersi da chi vuol togliere dritti sindacali (con la cancellazione dell'art.18), eliminare la contrattazione nazionale (per favorire quella aziendale) e tagliare i finanziamenti ai patronati sindacali. Che, ha concluso Mora, «svolgono il loro lavoro utilizzando soldi dei lavoratori e non pubblici e per fare il quale l'Inps dovrebbe assumere 6mila persone. Un problema che riguarda anche i Comuni, ma i sindaci reggiani non ci hanno nemmeno risposto».
Roberto Fontanili
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