Don Ghirelli rischiò la vita per salvare la sua gente
San Polo: presentato il libro che raccoglie le testimonianze sul “prete dei poveri” Fu arciprete del paese dal 1913 al 1931. «Senza di lui saremmo morti di fame»
SAN POLO. «Tornò mio padre a riabbracciare le sue tre creature, che aveva lasciate senza mamma, affidate non invano alla vecchia nonna e al cuore grande dell’arciprete don Ghirelli». Quella di Brenno Colli, nato nel 1903 a San Polo, dove è stato segretario comunale, è una fra le tante testimonianze che ricordano la generosità dell’arciprete sampolese, riportate nel libro “Il canonico don Luigi Ghirelli” , scritto da Maria Paola Cavalieri con il contributo di Mirko Bertolini.
Originario di Leguigno, don Luigi Ghirelli è stato arciprete di San Polo dal 1913 al 1931. «Il Comune di San Polo ha collaborato attivamente a questo libro – ha affermato il vicesindaco Edmondo Grasselli durante la presentazione a Pontenovo – perché attraverso le testimonianze su don Ghirelli che è stato un parroco molto amato, si parla di un ventennio di vita sampolese in un periodo storico molto difficile che va dalla Grande Guerra al fascismo”.
Primo di nove figli, don Luigi conosceva bene la povertà perché i suoi genitori erano mezzadri e «nel libro, l’autrice ha colto la dimensione umana di don Luigi che è tentato di abbandonare il seminario per aiutare i suoi. A quell’epoca spesso il parroco era il “signor padrone”, don Luigi invece diventò il “padre dei poveri”», ha commentato Giuseppe Giovanelli, condirettore del Centro diocesano studi storici.
Quando il 22 luglio 1954,don Luigi morì, a Leguigno, molti ex parrocchiani sampolesi parteciparono al suo funerale: «Se non ci fosse stato don Luigi, noi e i nostri figli a San Polo saremmo morti di fame». Una gran folla piangeva sconsolata perché aveva perduto un padre affettuoso sempre pronto ad ascoltare chi aveva bisogno e ad aiutare i giovani che desideravano studiare, senza averne la possibilità. «Don Ghirelli dava molta importanza sia all’istruzione che alla formazione e nonostante il suo carattere mite, ha messo in pericolo la sua vita», ha ricordato Damiano Pignedoli, autore, editor e operatore artistico-culturale, che ha letto la testimonianza del partigiano sampolese Mario Sulpizio “Guerra”: “Finita la guerra, trovai un signore che mi disse di chiamarsi Gruber e, parlando dell’epoca fascista, mi raccontò che faceva parte del direttorio fascista di sezione, nella quale era all’ordine del giorno la proposta di andare in parrocchia per dare una severa lezione: prevalse di non andare”. “Violenze in parrocchia ce ne furono e vennero da lui tutte condannate – scrive nel libro Mirko Bertolini. E poiché non piaceva ai gerarchi fascisti, nel 1931, don Luigi venne destinato ad altro incarico”.
Nel 1915, don Luigi favorì l’apertura dell’asilo infantile a Pontenovo delle suore “Figlie di Maria Missionarie” e sabato è intervenuta anche suor Antonietta Papa, segretaria generale dell’istituto delle suore.
«Venire a San Polo è stato per me come tornare alle nostre radici. Don Ghirelli portò a San Polo la casa generale e il noviziato. Tante sono le sorelle nate a San Polo come Nazarena Villa, Cristina Canovi, Emilia Giovannini, Clotilde Montanari, Alessandra Medici, Annunziata De Micheli, Battistina Ferrari e Maria Pia Fontanili. Inoltre più di 40 sono passate per San Polo. Oggi sono nove le nostre comunità».
L’autrice, Cavalieri, è pronipote di don Ghirelli. Alla presentazione hanno partecipato anche il vicesindaco di Castelnovo Monti, Emanuele Ferrari, e il parroco del centro montano, don Evangelista Margini.Il ricavato del libro, in vendita nella parrocchia di Montecavolo (0522.88.63.67), andrà all’Istituto delle Figlie di Maria Missionarie. (d.s.)
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