Fiere, i terreni tornano nel concordato
Tramonta definitivamente il piano di salvataggio predisposto da Sonia Masini quand'era presidente della Provincia. Ma i soldi a Palazzo Allende non ci sono
REGGIO EMILIA. L’avevano già detto in più di una occasione. Tra pochi giorni sarà ufficiale: il piano di salvataggio delle Fiere messo a punto, alcuni mesi fa, dall’allora presidente della Provincia Sonia Masini è impraticabile.
Lo diranno, probabilmente dopo essersi confrontati ancora una volta su questo tema, il presidente della Provincia Gianmaria Maghi e il sindaco del Comune capoluogo Luca Vecchi. «Non ci sono le condizioni» è il leit-motiv di queste ore, con la scadenza del termine per la presentazione di piani alternativi al concordato che è già vecchia di qualche giorno (l’ultima data utile era giovedì scorso).
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Non ci sono le condizioni significa che la Provincia non ha intenzione - come invece s’era impegnata la precedente amministrazione - di investire più di 20 milioni per rimettere in piedi l’ente e farlo così uscire dalla procedura concordataria. Il piano della Masini prevedeva la vendita di azioni per 18 milioni a cui andavano aggiunti anche altri 3 milioni di euro cash.
Forse la storia sarebbe stata diversa se almeno la Fondazione Manodori avesse risposto sì all’appello della Masini per l’acquisto di una quota di azioni Autobrennero.
Ma tant’è: da Palazzo da Mosto hanno risposto picche e così, a quaranta giorni dal proprio insediamento, il nuovo numero uno di Palazzo Allende ha dovuto constatare che non solo per quei milioni in azioni non c’erano manifestazioni d’interesse, ma che anche i tre milioni pronto cassa sono oggi difficilmente reperibili.
Per via di 20 milioni di tagli attuati dal governo sull’ente riformato e soprattutto per una serie di altre partite aperte a cui la Provincia deve per forza rispondere. Pensiamo ad esempio all’appalto per la riqualificazione del polo scolastico di Coviolo, oppure a quello per la seconda variante di Ponte Rosso a Castelnovo Monti.
Urgenze, come urgenze sono le strade da mettere in sesto o le frane che preoccupano i sindaci della zona pedecollinare e montana. Sono priorità che rendono impossibile dar seguito al piano.
E di fronte all’immobilismo degli enti locali, sarà inevitabile per il giudice tornare a inserire nel concordato i cespiti che invece la Masini intendeva acquistare per ristorare i creditori. Che ora dovranno attendere la messa all’asta di quei terreni che sono l’unico “tesoretto” dell’ente fiere.
Invero, quella di Comune e Provincia non è una fuga: l’obiettivo è quello di salvaguardare il ramo d’azienda, oggi fuori dalla procedura concordataria, che continua a organizzare eventi e fiere nell’area di via Filangeri.
In questo momento, il compito della presidente di Fieremilia Maria Paglia non è dei più semplici, costretta com’è a navigare a vista, senza alleanze e soprattutto senza una regia, quella della Regione che è sempre colpevolmente mancata in questa vicenda.
Non a caso la presidente Paglia ha più volte sottolineato come fossero nocive certe voci sul futuro delle Fiere. Sindaco e presidente della Provincia così torneranno alla carica - dopo le elezioni - per chiedere alla Regione un ruolo più attivo, nella ricerca di alleanze con altri enti fieristici della Regione. E non è nemmeno escluso che torni d’attualità l’ipotesi di Milano come partner privilegiato.
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