Fiere, senza il piano bis la sede va all’asta
Sfuma il progetto. Masini: «No comment». Saccardi: «Così perdiamo il treno dell’Expo». Ieri vertice in provincia del Pd
REGGIO EMILIA. Vendita dei capannoni di Mancasale al miglior acquirente, pagamento dei creditori posticipato di due anni ed eventi in bilico. Sono queste le maggiori conseguenze del probabile naufragio del piano di salvataggio delle fiere ideato a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato dall’ex presidente della Provincia Sonia Masini. All’appello mancano prima di tutto i 3 milioni di euro in contanti necessari per ripagare una parte consistente dei creditori. Il Comune di Reggio e l’attuale amministrazione provinciale non sono disposti ad accollarsi un investimento che rischia di mandare in default i loro bilanci.
Il margine per la trattativa è quindi strettissimo. Per fare il punto della situazione, ieri, la maggioranza Pd in consiglio provinciale ha indetto una riunione che si è risolta con un nulla di fatto. E’ stato necessario un rinvio tecnico legato ad ulteriori chiarimenti giuridici. Il presidente della Provincia, Giammaria Manghi non si è ancora pronunciato ufficialmente, ma l’eredità del piano Masini - chiamato piano integrato - è certamente ingombrante visto che l’ente è ormai depontenziato e senza deleghe in materia.
Una marcia indietro non è certo semplice, però, visto che Masini aveva incassato una delibera dal consiglio provinciale, che costituisce un precedente vincolante. «Non voglio commentare - dichiara Sonia Masini - È giusto che gli amministratori in carica facciano ciò che credono giusto». Ben più sferzante invece Pierluigi Saccardi, ex vice di Masini e ora consigliere delegato in provincia. «Credo sia necessario uno sforzo in più per salvare le nostre fiere alla vigilia dell’Expo 2015 - dice Saccardi - la maggioranza in consiglio è ancora del Pd, come quella che votò la delibera».
Il concordato prevede il pagamento integrale dei creditori, che avevano omologato la proposta. Il quadro, però, è assai cambiato e i circa 200 creditori non sono certo disposti a restare alla finestra. «Nel caso in cui si torni al piano concordatario iniziale - spiega Sido Bonfatti, al quale fu affidato il piano Masini - non c'è bisogno di andare ancora in tribunale. Gli immobili verranno venduti sul mercato a prescindere dalla loro destinazione. Una modalità di esecuzione già prevista in prima battuta. L’area dovrà essere utilizzata coerentemente con l’attuale normativa ma non sarà necessariamente vincolata fiere».
Il ritorno alla concordato originale - chiamato piano atomistico - vedrà tornare in campo un liquidatore, che si occuperà delle procedure di vendita dei capannoni di Mancasale, attuale sede delle fiere, che insieme al resto del patrimonio valgono 37 milioni di euro.
La vendita all’asta della sede di via Filangieri - che Masini voleva salvare puntando 20 milioni di euro - comporterà tempi maggiori e un riscadenziamento del pagamento dei creditori chirografari dal 2016 al 2018. FiereEmilia, attuale società nella quale è confluito il ramo eventi, potrà stipulare contratti di affitto finché l’area di Mancasale non sarà venduta al miglior offerente.
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