La produzione nel 2015 dovrà scendere del 5%
Lo ha deciso l’assemblea del Consorzio che si è riunita ieri al Centro Malaguzzi Obiettivo a lungo termine: incrementare il consumo a livello nazionale
REGGIO EMILIA. Quando la crisi economica si fa veramente feroce da un lato si corre il rischio di far surriscaldare gli animi di aziende in ginocchio ma dall'altro di compiere scelte che seppur necessarie risultano impopolari. La crisi che il mercato del Parmigiano Reggiano ha iniziato a sentire in forma sempre più grave a partire dal 2011 sta mettendo a dura prova le aziende zootecniche del Reggiano che peraltro in quel periodo particolarmente promettente dal punto di vista della redditività non avevano esitato a realizzare ingenti investimenti che oggi, a questi prezzi del nostro formaggio, sono impossibili da ammortizzare.
Il prodotto di per se è il più richiesto dal mercato internazionale pur in presenza di un prezzo che in tempo di crisi non è certo dei più abbordabile per il consumatore medio che però a conti fatti molto spesso si trova di fronte ad una eccellenza che costa addirittura meno di uno stracchino oltre ad avere proprietà salutistiche decisamente più eccellenti. E' per questo che si parla sempre più dell'importanza di essere in grado di incrementare il consumo nazionale di Parmigiano Reggiano visto che il 18% del latte italiano trasformato diventa Parmigiano Reggiano e le nostre latterie vendono direttamente in media solo il 10% della propria produzione. Oggi il Parmigiano Reggiano viene venduto all'ingrosso a poco più di 7 euro il chilo che significa il 35% in meno del massimo storico che si è toccato nel 2011. Quello che di differente c'era nel 2011 rispetto ad oggi è il quantitativo di forme prodotte che era appena superiore ai 3miloni l'anno rispetto alle attuali 3,2 milioni. Ed è proprio questo 6% che fa la differenza tanto che proprio questo valore è stato l'argomento centrale dell'assemblea generale del Consorzio del Parmigiano Reggiano che si è svolta ieri al Centro Malaguzzi. In effetti, se si vanno ad osservare gli storici periodi di grande crisi del nostro formaggio, 1999 e 2006 per esempio, ci si rende immediatamente conto che questi si sono puntualmente verificati nel momento in cui la produzione è incrementata di questa seppur minima percentuale. Di fronte ad un problema noto quindi le strategie sono facilmente intuibili: o incrementare le vendite o ridurre le produzioni. Ma poichè oggi la situazione è veramente drammatica, la proposta del Consorzio del Parmigiano Reggiano è quella attuabile con maggiore tempestività: la riduzione del 5% della produzione nel 2015.
L'assemblea di ieri non poteva che essere vivace con moltissimi interventi, spesso costruttivi, ma nessun colpo di scena ed animata ma un sentito dibattito anche tra chi avrebbe voluto riduzioni maggiori del 5% e chi, invece, non voleva proprio la riduzione. In fase di votazione sono stati 214 i voti favorevoli alla riduzione e 117 i contrari. All'approvazione del bilancio sono stati solo 32 i contrari.
Una scelta tampone ma che al momento pare essere l’unica possibile.
Claudio Corradi
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