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il caso

Sanità, ogni anno in fumo 20 mila visite

di Massimo Sesena
Sanità, ogni anno in fumo 20 mila visite

Nella nostra provincia è del 5% la percentuale di prestazioni che non vengono erogate perché il paziente non si presenta

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REGGIO EMILIA. Alla fine, facendosi largo tra numeri, leggende metropolitane e sospetti di manovre elettoralistiche, si scopre che tra i principali responsabili di liste d’attesa bibliche ci siamo anche noi. Noi utenti che, magari abbiamo imparato a sfruttare troppo bene le opportunità di un sistema, quello sanitario della nostra Regione che, ad esempio, consentiva - ora non sarà più così - di prenotare la stessa prestazione in più di una struttura.

Una comodità, con la possibilità - ad esempio - di prenotare una Tac o una visita dal ginecologo anche in farmacia. Una comodità di cui però più di qualcuno ha approfittato. Lo dicono i numeri delle prestazioni - diagnostica strumentale, esami e visite specialistiche - erogate nel 2013 dalle due aziende sanitarie reggiane. E dentro quei numeri, lo dicono dicono altri numeri: quelli delle prestazioni mai eseguite, perché il paziente non ha disdetto in tempo utile quella prestazione.

LA TELEFONATA. -Al Santa Maria Nuova, nel 2013 sono state erogate 4 milioni 381mila prestazioni. In questo numero monstre c’è di tutto: dall’esame diagnostico effettuato con la macchina d’avanguardia, fino alla più banale visita di controllo.

Ed è in particolare sulle prestazioni più semplici che si apre la voragine delle disdette mancate. E soltanto perché in questi anni Azienda Usl e Azienda Ospedaliera, sulla cosiddetta “diagnostica pesante” , come Tac, Tac-Pet, Risonanze magnetiche ha giocato e gioca d’anticipo: «Le prestazioni urgenti - spiega il direttore sanitario del Santa Maria Nuova, Giorgio Mazzi - vengono eseguite in 24-48 ore, per quelle programmate siamo noi a contattare i pazienti con un giorno o due d’anticipo perché confermino la prenotazione». Un metodo che anche l’azienda Usl applica da tempo nelle sue strutture: «Certi esami - spiega Elisa Bellocchio, responsabile del Dipartimento Cure primarie dell’Ausl - richiedono personale qualificato e apparecchiature che non possono permettersi di star ferme un’ora».

Se quindi gli esami diagnostici più impegnativi non corrono rischi di rimanere inevasi, non altrettanto si può dire di tutto il resto della cosiddetta “specialistica”. In quel caso le liste si allungano anche perché c’è qualcuno che occupa fittiziamente dei posti, senza poi presentarsi all’appuntamento.

All’Ausl, la percentuale di chi non si presenta all’appuntamento con lo specialista è pari al 5-6%. Lo scorso anno, a fronte di 466mila prestazioni erogate in tutta la provincia sono ne sono andate inevase oltre 20mila. E la percentuale è più o meno la stessa al Santa Maria.

IL FALSO MITO. Invero, le cifre sulle prestazioni delle due aziende sanitarie, alla vigilia dell’entrata a regime della direttiva regionale che rende possibili anche il sabato e i festivi fare esami e visite, finisce per sfatare anche un falso mito, una leggenda metropolitana secondo cui, andando “a pagamento” ovvero richiedendo la prestazione medica in regime di libera professione, si possono evitare le lunghe attese. E’ vero che si aspetta di meno, ma quello della libera professione resta comunque un canale assai poco utilizzato: l’1,8% al Santa Maria e poco più dell’1,4% nelle strutture dell’Ausl e del privato convenzionato.

TUTTI SOTTO SFORZO. L’altra novità che salta agli occhi nelle nuove direttive regionali riguarda l’aumento dell’offerta per le visite cardiologiche finalizzate all’attività sportiva. Non perché questo sia uno dei punti critici nel campo delle liste d’attesa, ma perché potrebbe presto diventarlo, dopo l’entrata in vigore delle norme che prevedono l’obbligo di una prova sotto sforzo per tutti coloro che svolgono attività sportiva.

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