Rubiera scrive a Renzi e Napolitano
Caso Eternit: il paese chiede alle più alte cariche dello Stato che venga garantito sostegno alle famiglie del disastro
RUBIERA. Lettere a Roma. Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e a quelli di Camera e Senato. Ha deciso di rivolgersi al massimo livello il Comune di Rubiera, con una lettera decisa in una giunta straordinaria e poi condivisa con tutte le forze politiche del territorio. A questo documento si è unita la presenza fisica: il sindaco Emanuele Cavallaro, già a Roma mercoledì all’udienza, ieri ha partecipato alla manifestazione organizzata dalla Cgil a Bologna e oggi sarà a Casale Monferrato, dove dovrebbe tenersi un evento di portata nazionale.
In attesa di valutare eventuali passi giuridici alle istituzioni europee, e saranno necessarie settimane di consultazioni con gli avvocati, ci si rivolge alle massime autorità nazionali. Lo si fa con un appello, affinché «le istituzioni facciano un deciso passo in avanti per avvicinarsi a chi ha subito quella ferita, a recuperare una distanza che inevitabilmente si è creata».
Il disagio è forte, gli abitanti si sentono come abbandonati: «Chiediamo che le famiglie del disastro Eternit non siano lasciate sole nel loro dolore. Chiediamo che lo Stato garantisca loro il doveroso sostegno». A loro come agli enti pubblici locali: «Non possiamo fare a meno di sentire – nel nostro piccolo come istituzione – come possano essere gravi le conseguenze di quanto accaduto», rimarcano dal Comune di Rubiera rivolgendosi ai quattro presidenti.
Intanto la rabbia scende in piazza, con centinaia di voci e di pugni alzati. Mischiata senza possibilità di scinderla alla delusione, all’amarezza, al dolore per l’umiliazione che si unisce a quello per la perdita di persone care. Non poteva rimanere senza risposta l’inattesa sentenza della Corte di Cassazione, mercoledì a Roma, sul caso amianto. Il terzo grado della giustizia italiana ha deciso la prescrizione per Stephan Shmidheiny, azionista di riferimento dell’Etex, la multinazionale che per decenni ha prodotto l’eternit, l’isolante a base di amianto responsabile di migliaia di tumori ai polmoni, in particolare il mesotelioma, che hanno ucciso persone venute in contatto con le polveri di amianto.
Niente condanna a 18 anni di reclusione per Shmidheiny, e nessun risarcimento per i famigliari e per le varie parti civili, come invece sancito dalla corte di Appello del tribunale di Torino, dove è partita l’inchiesta, visto che il principale stabilimento italiano dell’Eternit era a Casale Monferrato.
Rubiera è stata un’altra grande sede italiana, e ha pagato un pesante tributo in morti, malattie e sofferenze.
Mercoledì il procuratore generale Francesco Iacoviello, al termine della sua arringa, ha chiesto la prescrizione del reato per motivi di «diritto, che deve prevalere anche sulla giustizia in casi simili». In pratica, i termini per procedere legalmente per il reato di disastro ambientale erano passati, anche se la discussione legale sulla vicenda presenta pareri contrapposti, e quindi la prescrizione era l’unica soluzione, per Iacoviello, che pure ha riconosciuto l’assenza di giustizia della vicenda. Con questo parere del rappresentante della procura generale, ovviamente sostenuto anche dalla difesa, la Cassazione ha deciso per la prescrizione, con tutte le conseguenze, morali prima che penali e economiche, per le migliaia di vittime italiane e per i loro cari.
Adriano Arati
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