Gazzetta di Reggio

Reggio

il processo

Spacciava da casa: due anni e mezzo di pena

Il 41enne sconta la condanna ai domiciliari. La difesa: «Non è un grosso trafficante»

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REGGIO EMILIA. Giudicato con rito abbreviato, il 41enne Emidio Lucci è stato al centro di un processo a dir poco contrastato sul suo ruolo a Reggio nel mercato illegale degli stupefacenti.

Il procuratore capo Giorgio Grandinetti gli ha contestato nell’arco di circa un anno oltre cento cessioni fra eroina, cocaina e un mix fra le due droge conosciuto come speedball. Insomma, per l’accusa è uno spacciatore di peso, da qui la richiesta di 6 anni di reclusione. «Le cose non stanno così – ha replicato nell’arringa l’avvocato difensore Noris Bucchi – perché siamo di fronte all’ultimo anello della catena, del pusher che vende al consumatore finale. Si tratta di un’ipotesi attenuata di spaccio, anche se ripetuta nel tempo». Un divario interpretativo non indifferente alla luce della nuova normativa, perché si va da una pena compresa fra 6 e 20 anni di reclusione (nel caso prospettato dal procuratore) oppure si applicano da 6 mesi a 4 anni di carcere se la vicenda è inquadrata nell’ipotesi più lieve.

Il gup Angela Baraldi ha condannato Lucci a 2 anni e mezzo di reclusione (che sconta agli arresti domiciliari) ritenendo la tesi difensiva come la più corretta, applicando comunque una pena abbastanza alta vista la “forbice” prevista dal codice penale nell’ipotesi attenuata di spaccio di droga. Va ricordato che nell’agosto scorso il 41enne era stato “inchiodato” dai carabinieri: spacciava direttamente da casa (abita in un palazzo di via Paradisi 6) consegnando al cliente quanto gli era stato in precedenza ordinato per telefono. Dopo l’arresto, all’esito dell’udienza di convalida era tornato nell’abitazione “incriminata” ai domiciliari, ma con diverse “precauzioni”: telefonino sotto sequestro e divieto di usare il computer. (t.s.)

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