Celebrato il ricordo del partigiano Andrea Zavaroni
NOVELLARA. Sabato mattina è stato ricordato a Novellara il settantesimo anniversario del sacrificio di Andrea Zavaroni, comandante partigiano di Campagnola, medaglia d'argento al valor militare della...
NOVELLARA. Sabato mattina è stato ricordato a Novellara il settantesimo anniversario del sacrificio di Andrea Zavaroni, comandante partigiano di Campagnola, medaglia d'argento al valor militare della Resistenza. La manifestazione è iniziata con l'omaggio di una delegazione al cippo situato in via Massimo d'Azeglio poco distante dalla villa dove furono torturati e massacrati tre giovanissimi partigiani: Renzo Gasparini (18 anni), Vasco Scaltriti (22 anni) e, appunto, Andrea Zavaroni (26 anni). Presenti il sindaco di Campagnola Alessandro Santachiara, la sindaca di Novellara Elena Carletti, il segretario dell'Anpi di Campagnola Gaetano Davolio, il luogotenente Felice Barberisi. La breve cerimonia è stata seguita poi da un incontro nella sala del Consiglio in Rocca. Nell'autunno del 1944 le azioni di guerriglia dei partigiani contro gli occupanti tedeschi e i loro alleati fascisti si erano intensificate, con sabotaggi alle linee telefoniche e telegrafiche, danneggiamenti di ponti e strade, attacchi volanti a sorpresa a raparti nazisti e fascisti, catture e disarmo di fascisti, esecuzione di spie. Zavaroni, nome di battaglia “Marco”, era stato fra i primi arruolati nella Sap (Squadra di azione partigiana) locale; capo servizio di brigata, aveva già partecipato a diverse azione quando nel pomeriggio del 15 novembre fu sorpreso a Cognento dai fascisti delle brigate nere, ferito, catturato e trasportato nella villa a Novellara occupata dai nazisti dove i partigiani fatti prigionieri venivano torturati. I compagni tentarono inutilmente di salvarlo proponendo, tramite il parroco, lo scambio con quattro nazisti. Per tre giorni i tedeschi lo torturarono selvaggiamente perché rivelasse i nomi dei compagni, i nascondigli delle armi, le sedi dei comandi partigiani, ma non riuscirono a farlo parlare. Più tardi il suo corpo straziato fu rinvenuto in una concimaia, con i segni delle atroci torture subite.
Vittorio Ariosi
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