Le donne della Grande Guerra di scena alla Corte Ospitale
RUBIERA. “Figlie dell'epoca”, della guerra e del coraggio. Domani La Corte Ospitale di Rubiera ospiterà lo spettacolo dell’attrice Roberta Biagiarelli dedicata alla “Storia di (alcune) donne della...
RUBIERA. “Figlie dell'epoca”, della guerra e del coraggio. Domani La Corte Ospitale di Rubiera ospiterà lo spettacolo dell’attrice Roberta Biagiarelli dedicata alla “Storia di (alcune) donne della Grande Guerra”, curato dalla Biagiarelli con l’aiuto drammaturgico di Gonella, quello storico di Gemma Bigi e l’assistenza di Erica Girolimetti.
Sarà l’anteprima nazionale per “Figlie dell'epoca”, una produzione della stessa Corte Ospitale, che ha ospitato la residenza preparatori, con il sostegno di Babelia&C-progetti culturali, Echidnacultura Associazione Culturale, Mirano (Venezia) e in collaborazione con Istoreco- Reggio Emilia. È uno spettacolo per celebrare il centenario della prima guerra mondiale a partire da un fatto marginale del racconto della guerra, l’auto convocazione all’Aja, il 28 aprile 1915, del Congresso internazionale femminile per discutere del ruolo delle donne per la diffusione di una cultura di pace. Fra le 1.136 donne europee e americane partecipanti, vi è un’unica italiana, Rosa Genoni, valtellinese di nascita, trasferita a Milano, sartina prima e stilista affermata poi: una vita che è icona del femminismo, del pacifismo, dell’assunzione di responsabilità. «Io, Roberta Biagiarelli, mi metto a confronto con quelle donne e tento la strada di un dialogo, di una rappresentazione, di una memoria; mi metto dentro le loro storie, aggiungo le mie di questi anni di Bosnia, di artista, di donna e traccio una linea immaginaria tra loro e me. Divento un ponte tra le donne di ieri e le donne di oggi», spiega l’autrice. «Decido che dovrei dare voce all’unica italiana presente al Congresso, che mi occuperò di un’australiana eccentrica che guida un’autoambulanza da 16 posti, e di un’inglese che mi porta dritta sull’altopiano di Asiago, di un’altra italiana, milanese pure lei, che al congresso non poté andare e scrisse una lettera esemplare che getta le basi per la futura Unione Europea, di un’americana simbolo del femminismo mondiale. E di altre “figlie della loro epoca”. E di me rispetto a loro».
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