Il Comune: Eternit, omicidio volontario
A Rubiera oltre 50 morti. L’ente denuncia il proprietario svizzero ed è pronto ad affiancare le famiglie nella battaglia legale
RUBIERA. Una denuncia per omicidio volontario, con più di 50 vittime accertate, causate dall’amianto. Usa l’artiglieria pesante il Comune di Rubiera per proseguire la battaglia a sostegno delle persone morte a causa dell’amianto, dopo la prescrizione decisa dalla Cassazione mercoledì scorso per il processo per disastro ambientale. Oggi pomeriggio il sindaco Emanuele Cavallaro proporrà alla giunta di dare il via libera all’avvocato dell’ente perché presenti alla Procura reggiana una denuncia per omicidio volontario pluriaggravato nei confronti dello svizzero Stephan Schmidheiny, proprietario dell’Eternit.
La denuncia riguarda «i fatti connessi alla gestione dello stabilimento Eternit (ex Icar) in Rubiera, fatti che hanno determinato la morte di oltre 50 persone», spiega Cavallaro, che ieri ha illustrato le sue intenzioni ai capigruppo consiliari rubieresi per allargare la condivisione su un tema sentitissimo a Rubiera, uno dei paesi italiani più colpiti dai danni dell’amianto.
L’Icar era una delle principali sedi italiane per la produzione dell’Eternit, l’isolante anti-incendio a base di amianto. Nei decenni si è scoperto come le polveri di amianto siano responsabili per la formazione del mesotelioma polmonare, una gravissima forma tumorale che solo in Italia ha provocato più di 2.600 morti, a cui aggiungere le persone malate. E quelle esposte al rischio di contaminazione, rischio che permane per decenni. Il caso più doloroso è quello di Casale Monferrato dove, su una popolazione che non raggiunge i 40 mila abitanti, sono già stati certificati oltre 1.600 decessi per mesotelioma. La denuncia è un nuovo passo per la lotta di Rubiera, come di altre realtà italiane, dopo la prescrizione della settimana scorsa, che ha annullato i risarcimenti ai famigliari di migliaia di lavoratori ed anche la condanna per disastro ambientale colposo per Schmidheiny, il proprietario dell’Eternit. La Cassazione non ha negato la colpevolezza di Schmidheiny; è stato invece ritenuto che non fosse più possibile procedere per dilazione dei tempi, annullando le condanne dei due primi gradi di giudizio a Torino. Sempre a Torino è però partita una nuova inchiesta, questa volta per omicidio, reato per cui non esiste la prescrizione, al contrario del disastro ambientale.
La volontà del Comune di Rubiera è quella di dare il via a un nuovo procedimento, questa volta per i morti rubieresi. «Il Comune, quale ente esponenziale degli interessi dei propri consociati e del proprio territorio, intende in tal modo dare un segnale forte di coinvolgimento delle istituzioni tutte – chiarisce Cavallaro – a tutela dei cittadini e dei loro familiari che sono stati colpiti e continuano ad essere colpiti da una azione perpetrata e proseguita, scientemente e crudelmente, negli anni». Sempre in questa ottica di rappresentanza collettiva, l’ente rubierese vuole diventare un «elemento di coesione per tutti coloro che sono intenzionati a proseguire una battaglia di giustizia e civiltà, ottimizzando le risorse e ponendo i presupposti affinché chi è già stato colpito in maniera straziante non debba sostenere ulteriori oneri per far valere il proprio diritto». Garantire un sostegno ai parenti, quindi, limitando le spese legali necessarie grazie ad una causa cumulativa appoggiata dalla macchina dell’amministrazione comunale.
Adriano Arati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
