Embargo in Russia Ferrarini chiede al governo di agire
REGGIO EMILIA. Fanno male ai conti delle aziende le perdite del mercato agroalimentare italiano causate dall’embargo alla Russia. «Quest’anno andranno oltre il miliardo e mezzo senza calcolare tutto...
REGGIO EMILIA. Fanno male ai conti delle aziende le perdite del mercato agroalimentare italiano causate dall’embargo alla Russia. «Quest’anno andranno oltre il miliardo e mezzo senza calcolare tutto il resto - avverte Lisa Ferrarini - vogliono colpire essenzialmente il mondo del lusso, alla fine dell’anno arriveremo intorno ai 4 miliardi». Ecco perché, come Confindustria «abbiamo chiesto al Governo di agire, ma è tutto demandato a questa magica Unione Europea che c’è bisogno che si scrolli un po’». Dichiarazioni rilasciate alla radio dall’imprenditrice reggiana titolare dell’omonima azienda, che al microfono della trasmissione Mix24 di Radio24 non ha risparmiato nessuno. «L’ex ministro degli Esteri Mogherini, come ministro per il “made in” non ha fatto nulla. Spero che a capo della diplomazia europea faccia di più, anche perché difenderebbe tutta l’Europa non solo il suo Paese». Un siluro lanciato come vicepresidente durante l’intervista di Giovanni Minoli. E proprio sul “made in” avverte: «Renzi è partito lentamente, speriamo nello sprint finale». Per dormire meglio, qual è il primo problema che vorrebbe risolvere, domanda Minoli. «Per quanto mi riguarda io ho un nodo da sciogliere, immediato. Il 4 dicembre se il presidente del consiglio non mi porta a casa impacchettato l’accordo sul “made in”, io e lei il 5 ci vediamo e viene fuori un casino mondiale».
Altro nodo quello con gli Stati Uniti, dove è in corso la trattativa per l’accordo di libero scambio. Per Ferrarini «è importante, ma vede, ad esempio il “made in” fa parte di quel mondo lì. Noi non possiamo autorizzare l’ingresso di merci con il nuovo trattato, senza avere l’obbligo dell’origine del prodotto». Infatti negli Stati Uniti l’etichetta con la tracciatura del prodotto c’è da sempre. «In Europa non c’è da sempre. Anche in Cina c’è da sempre». Sono tanti motivi per i quali bisognerebbe avere un buon trattato che tracci i prodotti. «Noi siamo gli unici a livello mondiale a non averlo». I tedeschi, però, si oppongono.
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