La Zona 30 funziona, presto estesa a tutta la città
Il limite di velocità a 30 orari sarà esteso a tutta la città. I dati dimostrano che gli incidenti sono in calo. Lavori in corso in via Bismantova, poi toccherà a Sesso e Corticella
REGGIO EMILIA Vivere a 30 chilometri all’ora, al volante, si può. Ma soprattutto si deve. Per esempio nelle Zone 30 che sono arrivate a coprire oltre 100 chilometri di strade cittadine rispetto ai 19 con i quali si era partiti (dal centro storico) nel 2005. Obiettivo, introdurre il limite di velocità a 30 km/h in tutte le strade urbane per garantire una maggiore sicurezza. Via Bismantova sarà la prossima: proprio ieri sono partiti i lavori per l’intervento di riqualificazione che porterà al rifacimento del tratto di strada compreso tra via della Canalina e via Cecchi e alla creazione di una Zona 30 a servizio della scuola elementare San Giovanni Bosco e dell’intero quartiere. Per poi passare, nel 2015, a Regina Pacis e alle frazioni di Corticella e Villa Sesso. A fare il punto è Mirko Tutino, assessore comunale alle Infrastrutture del territorio e ai Beni comuni.
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Assessore, parlando di Zone 30, come si pone Reggio a livello prima nazionale e poi europeo?
«L’istituzione delle Zone 30 fa parte delle direttive della Ue che riguardano la mobilità. Se molti paesi nel Nord Europa, dal Belgio alla Germania, ormai da vent’anni hanno iniziato politiche di questo tipo, noi siamo arrivati in ritardo ma abbiamo recuperato. Siamo stati i primi, in Italia, ad adottare il limite dei 30 chilometri orari in tutta l’area urbana, limite in vigore nel centro storico già dal 2005. E negli ultimi tre, quattro anni, le Zone 30 sono state fortemente incentivate arrivando oggi a coprire oltre 100 chilometri di strade mentre il 25% dei reggiani risiede ad ora in una Zona 30. Possiamo dire che da questo punto di vista Reggio Emilia non ha niente da invidiare al resto d’Europa».
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Una Zona 30 tra le più estese in Italia è quella di Rosta...
«Assolutamente sì. Coinvolge circa 7mila abitanti ma soprattutto è una zona che interessa due quartieri, Rosta Nuova e Pappagnocca, nei quali contemporaneamente sono stati introdotti anche interventi di moderazione del traffico e di messa in sicurezza dei percorsi pedonali, Perché va ricordato che se la Zona 30 è uno degli strumenti più noti, e anche economici, al servizio della mobilità sicura, non vanno dimenticati altri interventi che vanno dai restringimenti della carreggiata agli attraversamenti pedonali protetti, dalla creazione di nuove piste ciclabili a una illuminazione più efficace».
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Quali strade non potranno mai essere tarate a Zona 30?
«Innanzitutto quelle dove transitano camion e autobus. Le Zone 30 sono legate a forme di mobilità “interna” strettamente integrate con il territorio e in grado di mettere in connessione chi si muove in quell’area».
Il 2015 è alle porte. Dove arriverà il limite dei 30 chilomentri orari?
«Regina Pacis, dove qualcosa è già stato fatto, è il prossimo quartiere sul quale interverremo. Ma la vera novità è rappresentata dalle frazioni: Corticella e Sesso diventeranno Zone 30 e, a questo proposito, sono già iniziati gli incontri con i cittadini interessati».
Una sorta di percorso pubblico partecipato...
«Questo sempre. Perché introdurre una Zona 30 non significa solamente garantire una maggiore sicurezza stradale ma anche fare rete e favorire la socializzazione dei cittadini».
Nessuna voce fuori dal coro?
«Generalmente quando si parla di Zona 30 troviamo il pieno appoggio da parte dei genitori, degli insegnanti e più in generale dei residenti. Spesso a fare resistenza è chi è abituato a percorrere quella strada magari per andare al lavoro e vede nei rallentamenti un problema. Non rendendosi conto che il sacrificio rientra in una politica volta a garantire sicurezza a tutti, residenti e non».
Già, a proposito di sicurezza, ci sono dei dati che confermano l’utilità delle Zone 30?
«La nostra “storia” è troppo breve per avere dei dati indicativi. Ma l’esperienza dei paesi che hanno iniziato prima di noi ci dicono che si può arrivare a dimezzare gli incidenti stradali del 50%. A Reggio abbiamo però iniziato a rilevare l’incidenza di altri “dissuasori” a partire dalle isole per l’attraversamento ai diversi rallentatori della velocità, per esempio a Ospizio: la diminuzione degli incidenti è evidente».
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