Non c'è cibo senza agricoltura
E’ un piacere e motivo d’orgoglio per il territorio reggiano e la nostra città ospitare l’iniziativa di Repubblica in collaborazione con Slow Food, con l’intento di approfondire idee sul cibo e sul suo futuro, argomento attuale e futuro, quando sarà al centro dell’Expo milanese. Per professione e per ruolo istituzionale, in questa vera e propria finestra sul futuro del cibo che si apre sabato a Reggio, voglio e devo ricordare il rapporto tra cibo e agricoltura, perché senza la seconda non c’è il primo.
Il legame tra cibo ed agricoltura sembra scontato, eppure lo è molto meno di quanto a prima vista possa sembrare. Sarà perché quel che ci arriva in materia di cibo è soprattutto la pubblicità, che è riferita principalmente alle produzioni industriali o alle catene distributive, sarà perché ormai da un paio di generazioni il legame con la terra si è allentato, tanto che a molti è capitato di sentire o di leggere del bambino che ritiene che l’uovo lo facciano le macchine e non le galline ed altre simili cose, insieme divertenti ed inquietanti.
E’ bene allora ripartire dall’inizio: “mangiare è un atto agricolo”, è un’affermazione che ha acquistato fama ed è ormai universalmente conosciuta, nata da un intellettuale e poeta, Wendell Berry, ma anche agricoltore, ritenuto il “profeta” dell’America rurale. Se questo è vero, diventa fondamentale recuperare la centralità dell’agricoltura nell’economia e nella società.
Tuttavia, è giusto aprire le nostre finestre sul futuro; perché la popolazione mondiale continua a crescere velocemente, e come ci ricorda periodicamente la Fao abbiamo di fronte a noi il compito di dar da mangiare a tutti, anche se – aggiungo – non è indifferente sapere chi lo fa, e come. Un compito nel quale potrà aiutarci lo sviluppo tecnologico, potranno essere importanti le innovazione e l’agricoltura “verticale”, ma altrettanto sarà importante il legame tra il cibo ed i territori che lo producono, le abitudini alimentari, le tradizioni culinarie, l’attenzione a non “sprecare” né il cibo né la terra.
Mangiare è una necessità, ma è anche occasione di sviluppo economico e di valorizzazione dei territori. Il nostro avrà da queste giornate un ritorno d’immagine, che con l’Expo 2015 dovremo riuscire a rafforzare, richiamando nel nostro territorio visitatori quanti più possibile, offrendo loro la possibilità di frequentare un ambiente, una storia, una cultura in termini generali ed una cultura alimentare che affonda le radici nella tradizione e nel mondo contadino.
E’ una strada sulla quale siamo impegnati come istituzioni e come associazioni, per rendere il territorio reggiano fruibile ed attrattivo per chi lo visita. In questo contesto, occorre rivalutare anche la figura dell’agricolore, troppo spesso dimenticato o elemento folcloristico, quando invece il suo ruolo è basilare ed il suo sapere è la chiave per interessare il visitatore; tuttavia troppo poco l’opinione pubblica ne è cosciente, forse per un deficit di cultura di un Paese che ha cercato troppo a lungo di dimenticare le sue radici contadine. Il cibo e chi lo produce, è una centralità da recuperare, ed anche come CIA siamo impegnati in questo compito, a cominciare dall’incontro che terremo in Emilia tra qualche giorno sotto il titolo “Il territorio come destino”, in cui si parlerà appunto di questo legame e della necessità di ridurre il consumo di territorio agricolo, per un rinnovato rapporto tra campagna e città.
Antenore Cervi
Presidente CIA Reggio Emilia
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