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«Anche noi in campo per un quartiere migliore»

La risposta della comunità marocchina alle accuse contro la zona stazione Il presidente Mouloudji: «Tutti facciano la loro parte, anche le moschee»

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REGGIO EMLIA. «Via Turri non è solo degrado. Ci siamo anche noi che da anni stiamo cercando di fare qualcosa per migliorare la situazione. Ma lo scontro non porta a niente. Quello che serve è dialogo, confronto per arrivare alla costruzione di qualcosa di importante. Per il bene di un quartiere che è la porta per chi arriva a Reggio e che anche noi vogliamo sia sicuro e bello».

Mouloudji Abderrahim è il presidente dell’associazione “Il mondo tricolore nella città del tricolore”. Rappresenta la folta comunità marocchina che vive a Reggio.

Ci porta a fare un giro in via Turri, nel cuore del quartiere della stazione. Ci tiene a mostrare alla città un’altra faccia di una strada che è quasi sempre sinonimo di degrado, emarginazione. E’ qui, infatti, che c’è la sede della sua associazione, che fa parte dell’Alleanza democratica delle associazioni marocchine in Italia, Europa e America del Nord. Un punto di riferimento che vanta importanti collaborazioni con il Comune di Reggio, dai tempi dell’assessorato di Franco Corradini, e con il governo del Marocco, che ha realizzato progetti in città, a partire dalla riqualificazione del parco delle Pauolonie.

«Non siamo qui a dire che il degrado non c’è - puntualizza - Purtroppo, i problemi ci sono. Legati anche alla normativa sul permesso di soggiorno difficile da risolvere. Ma le parole non bastano. Dobbiamo realizzare qualcosa, dialogare, pensare a progetti. La questura, le forze dell’ordine fanno già tantissimo. Ma non è solo una questione di controlli, quanto un cambiamento culturale che deve coinvolgere tutti, i reggiani e gli stranieri che vivono in questa città. Noi siamo disponibili».

Ci mostra alcuni negozi che in questo pezzo di via Turri esistono da tanti anni: una macelleria, un bazar, una tavola calda. E ci fa conoscere Omar Arche, marocchino in Italia da 14 anni campione di Kickboxing che ha voglia di mettersi in gioco per il proprio quartiere. E per i ragazzi di via Turri. «C’è una palestra che ora però è aperto solo due volte a settimana. Ho presentato un progetto al Comune perché apra almeno quattro volte. Basta poco. Sarebbe uno spazio di incontro per i bambini nel pomeriggio, che dopo la scuola altrimenti stanno in giro. Io da parte mia sono disponibile a mettere a disposizione gratis per insegnare» spiega l’atleta. E’ lo sport, per l’associazione marocchina, una chiave di volta per cambiare lo stato delle cose e intercettare i giovani e portarli via dalla strada. Ma non solo. «In questo quartiere ci sono tanti alloggi vuoti, entrati in procedimento di sfratto o venduti all’asta. Potrebbero essere una buona opportunità per giovani italiani: noi saremmo contenti se li comprassero e venissero ad abitare qui. Così, il quartiere sarebbe ancora più misto e con loro si potrebbero fare progetti» è la proposta Mouloudji Abderrahim. E aggiunge: «La nostra idea ora sarebbe quella di creare un comitato, con tanti stranieri che abitano qui. E coinvolgere tutti per tenere più pulito il quartiere».

Ma il presidente dell’associazione marocchina rivolge anche un altro appello. «Anche le moschee devono fare la loro parte contro il degrado. Un musulmano non deve bere alcol, non deve spacciare, non deve rubare. Anche loro devono dare un segnale e aiutare chi è in difficoltà. E’ fondamentale» dichiara.

Un appello, il suo, che ora aspetta una risposta.

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