Gazzetta di Reggio

Reggio

Confermati i 20 anni per Ivan Forte

di Carlo Gregori
Confermati i 20 anni per Ivan Forte

La Corte di Bologna non fa sconti al 29enne che due anni e mezzo fa assassinò la madre del proprio figlioletto

2 MINUTI DI LETTURA





RUBIERA. Vent’anni di carcere. È la pena confermata per il 29enne Ivan Forte dalla Corte d’Assise d’Appellodi Bologna. All’udienza, che si è svolta ieri a porte chiuse, i giudici Grassi (presidente) e Passerini (a latere) hanno riconosciuto la completa fondatezza delle motivazioni che avevano portato il gup del tribunale di Reggio, Angela Baraldi, al calcolo che comprendeva lo sconto di pena (un terzo) previsto con il rito abbreviato: 24 anni per l’omicidio della 39enne di Rubiera Tiziana Olivieri, la compagna dell’imputato, e 6 anni per il tentativo di occultare il delitto con l’incendio della loro casa e del corpo. Un crimine compiuto il 19 aprile 2012 a Fontana, dove la coppia abitava con il loro bambini di 11 mesi.

A sorpresa, il procuratore generale Guido Guccione aveva chiesto 16 anni di carcere. I motivi della riduzione di pena da lui esposti riguardano il fatto che, a suo avviso, Forte era un uomo molto più giovane della sua compagna (all’epoca aveva 27 anni, lei 39) e che la convivenza lo stava sottoponendo a forte stress. Il pg ha detto che “Titti” lo rimproverava e non era mai abbastanza quello che faceva sul lavoro, in casa e per il loro bambino. Per questo l’accusa ha chiesto le attenuanti generiche.

L’appello era stato avviato su istanza del difensore di Forte, l’avvocato Francesco Pagliuso del foro di Lamezia Terme, il nuovo legale scelto pochi mesi fa da Forte che, in realtà, dopo la prima sentenza aveva dichiarato di non voler ricorrere in appello.

La difesa aveva infatti fondato il ricorso su quattro richieste. La prima e più importante era una perizia psichiatrica in quanto Ivan Forte soffrirebbe di un vizio parziale di mente, richiesta respinta dalla corte come era già avvenuto all’udienza di primo grado.

Pagliuso ha poi chiesto il riconoscimento dell’attenuante della provocazione, in questo caso causata dallo stato di ira: Forte sarebbe rimasto sconvolto dal fatto che la sera prima del delitto Titti avrebbe lanciato a terra il bambino al culmine di un litigio. Terza richiesta: attenuanti generiche; la quarta pena minima. No dei giudici su tutta la linea.

La parte civile – rappresentata dagli avvocati modenesi Barbara Tassi per la madre Rosella Carlini e Valentina Pellegrini per il fratello Alessandro – ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, contro la richiesta del pg di ammorbidire la condanna. Non si poteva chiedere di più – come era desiderio dei familiari di Tiziana, che avevano sperato nell’ergastolo – perché il ricorso in appello è stato fatto dalla difesa e quindi la pena non poteva essere peggiorativa per l’imputato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google