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Metalmeccanica, senza il manifatturiero non ci sarà ripresa

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Presentata l'indagine congiunturale dal presidente Luca Bergonzini: "I dati del primo trimestre segnalano una lieve ripresa della produzione e del fatturato estero ma serve subito una riforma del lavoro"

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REGGIO EMILIA. La presentazione dell’indagine congiunturale di Federmeccanica sul settore metalmeccanico italiano è stata effettuata per la prima volta contemporaneamente da 60 gruppi metalmeccanici in tutto il Paese, attraverso conferenze stampa territoriali in cui è stato fatto il punto sulla situazione dei singoli territori.
Si sono così unite tutte le voci dell’industria metalmeccanica per dare peso e forza alla domanda di cambiamento. Si è trattato di un evento senza precedenti  per fare comprendere che la metalmeccanica è centrale per promuovere lo sviluppo perché senza industria non ci sono posti di lavoro, produzione di ricchezza (Pil) e benessere.

Anche le aziende del Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia hanno rilanciato oggi questo messaggio tramite le parole del presidente Luca Bergonzini e del vicepresidente Alessio Tintori.  
Gli industriali infatti ritengono che, per uscire dalla crisi profonda e strutturale che stiamo vivendo, sia necessario che il Paese colga le opportunità offerte dall’industria.

"La metalmeccanica non è soltanto il cuore dell’industria italiana, ma anche il più rilevante tra i comparti manifatturieri per la sua capacità di contribuire alla produzione della ricchezza nazionale (8% del Pil e 40% del totale della ricchezza prodotta da tutto il manifatturiero) e di dare lavoro ad oltre 1,8 milioni di persone – spiega Luca Bergonzini, presidente del Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia –.  Questo settore inoltre è strategico per molti altri fattori tra i quali  la sua propensione all’innovazione, per la spinta competitiva delle sue imprese che internazionalizzano e per la volontà e la capacità di reagire Sentiamo l’esigenza di rappresentare in maniera chiara e sempre più efficace le priorità del nostro comparto per ridare slancio all’Industria manifatturiera in generale e a quella metalmeccanica in particolare. E’ giunto il momento di far sentire tutto il peso, la determinazione e la coesione delle nostre Imprese che costituiscono la spina dorsale del sistema economico e produttivo italiano".

Tre le azioni da intraprendere subito i rappresentanti dell’industria reggiana hanno identificato il rilancio della domanda interna da realizzare tramite maggiori investimenti, la creazione di un mercato del lavoro efficiente ed inclusivo che stimoli la partecipazione e la produttività e l’introduzione di una politica industriale che favorisca l’innovazione e permetta alle aziende di affrontare le sfide del futuro.

“Per raggiungere questi obiettivi – proseguono i vertici del Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia - occorre attuare fino in fondo una riforma del mercato del lavoro che renda chiare le regole e introduca la necessaria flessibilità imposta dal nuovo scenario economico mondiale, tutelando nel contempo il lavoratore in quanto persona. Prioritario inoltre l’abbattimento del cuneo fiscale che nel nostro Paese è pari al 53% del costo del lavoro (media Ue 44%) e la riduzione della tassazione che grava sulle imprese e che incide sui profitti per il 65,4% (media Ue 42%). L’abolizione dell’Irap sulla componente lavoro prevista dalla Legge di Stabilità va nella giusta direzione, ma resta ancora molto da fare”.

I dati dell’indagine congiunturale, rilevati da Unindustria Reggio Emilia, segnalano per il terzo trimestre dell’anno un aumento della produzione (+4,8), del fatturato estero (+ 6,8) e un mantenimento del livello del fatturato domestico. La fotografia sembra quindi leggermente migliore rispetto a quella nazionale. Molte però sono le incognite per il 2015 che non consentono di poter ancora parlare di ripresa del settore.
 

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