Gazzetta di Reggio

Reggio

Sarcone, sarà sentito pure il pentito Vrenna

Sarcone, sarà sentito pure il pentito Vrenna

Il pm antimafia, dopo Cortese, chiama in causa anche l’ex capobastone di una cosca di Crotone

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Continua a colpi di richieste il “duello” fra il pm antimafia Marco Mescolini e il pool difensivo dei quattro fratelli Sarcone (i legali Luigi Colacino, Giuseppe Migale Ranieri, Gianluca Tirelli, Ettore Grenci, Gianluca Malavasi e Giovanni Trombini) davanti alla Corte nel procedimento in cui i tre giudici si esprimeranno sul maxi sequestro dei beni (fra Italia e Lituania) nonché sulla richiesta di sorveglianza speciale.

Nell’udienza di ieri – tenutasi sempre a porte chiuse e terminata nel primo pomeriggio dopo oltre tre ore – non sono mancati gli spunti interessanti. A partire da quanto richiesto ed ottenuto dal pm antimafia, cioè che verrà sentito in aula anche un secondo pentito, cioè Giuseppe Vrenna. Si tratta di un capobastone della cosca Vrenna-Bonaventura di Crotone, arrestato nel 2009 dopo una latitanza di un anno e divenuto collaboratore di giustizia dalla fine del 2010. Come nel caso dell’altro pentito chiamato in causa la scorsa udienza (Angelo Salvatore Cortese che, come Vrenna, sarà sentito dalla Corte fra tre mesi), l’accusa intende “attualizzare” il più possibile la pericolosità dei quattro fratelli (ieri tutti presenti in aula ad eccezione di Carmine), ritenendo che le parole dei due pentiti (presumibilmente su fatti specifici) forniranno un “quadro” di contiguità fra i Sarcone e il clan Grande Aracri. A questa doppia audizione i difensori si sono opposti, ma i giudici sono stati di diverso avviso ed ora bisognerà capire come avverranno queste testimonianze (direttamente in aula con adeguata “blindatura”, oppure in videoconferenza?).

Sempre la difesa ha chiesto ed ottenuto un’integrazione ad uno dei quesiti (relativo ad una società sequestrata ai Sarcone) posti nell’udienza scorsa al perito Nicola Filippo Fontanesi che è già al lavoro sul corposissimo “tasto” patrimoniale, visto che sono stati bloccati ville, appartamenti, ditte, capannoni, mezzi edili, auto, conti correnti . Oltretutto l’articolato blitz sui beni è avvenuto in Italia (per lo più nel Reggiano, ma anche in Calabria) e in Lituania. Un’ulteriore “mossa” è arrivata dall’avvocato Luigi Colacino come difensore di Nicolino Sarcone (per gli inquirenti è il vero boss della famiglia, per il peso che ha nel clan Grande Aracri). Il difensore ha sollevato una questione di competenza territoriale, rimarcando che Nicolino Sarcone è residente a Milano, mentre a Bibbiano (nell’ormai famosa Villa Mannaia) ha solo il domicilio. Da qui la valutazione che la Corte di Reggio Emilia non sarebbe competente sul caso del 49enne. Sul punto i tre giudici (il presidente Francesco Maria Caruso, a latere i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat) hanno disposto accertamenti tramite i carabinieri per capire quale sia l’effettiva residenza di Nicolino Sarcone.(t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google