Via Veneri, i profughi al lavoro per il quartiere
Gli immigrati di "Mare Nostrum" saranno impiegati su base volontaria nei servizi ambientali accanto ai tecnici di Iren per combattere il degrado della zona
REGGIO EMILIA. «Ci hanno chiesto di rendersi utili, così abbiamo pensato a questo progetto: daranno una mano a pulire il quartiere dove vivono e nella raccolta di rifiuti porta a porta».
Così l’assessore e vice sindaco Matteo Sassi spiega l’iniziativa che coinvolgerà i profughi di “Mare Nostrum”, che vivono in via Veneri ormai da qualche mese e che inizierà tra qualche giorno.
I migranti, salvati dalle acque del Mediterraneo e approdati in Italia con una valigia di sogni e di speranze, da qualche mese sono stati dislocati in diverse città della penisola in attesa di sapere cosa fare del proprio futuro. A Reggio ne sono arrivati in 300. Ma senza una regolarizzazione della loro posizione non possono né andare via, né trovare un lavoro. Una condizione di stand-by molto difficile da sostenere, ma che anche grazie a questo progetto potrà in qualche modo sbloccarsi.
«Stiamo raccogliendo la loro disponibilità su base volontaria, in un progetto che coinvolge la Dimora di Abramo che si occupa di loro e Iren – spiega Sassi – Saranno impiegati in servizi ambientali. Affiancheranno i tecnici di Iren nella raccolta porta a porta. Verranno fatte alcune squadre e saranno impiegati non solo in via Veneri, ma nell’intero quartiere di Santa Croce».C’è già stato un primo incontro e i lavori inizieranno tra pochi giorni.
«Il senso di tutto questo è il contrasto dei luoghi comuni populisti portati avanti da gente come Salvini, che costruiscono la contrapposizione tra italiani e stranieri. Si lavora sulla sicurezza, nel quartiere di via Veneri e in favore della legalità, ma va detto che non sono mai stati segnalati problemi rispetto alla presenza dei migranti di “Mare Nostrum” che vivono qui. Se ce ne sono, sono relativi ad altre questioni. Queste persone che sono arrivate qui senza che il Comune di Reggio debba sborsare un euro, e forse questo non tutti lo sanno, ma sulla base di un progetto ministeriale e curato dalla prefettura, hanno tutto il diritto di essere accolti» sottolinea il vice sindaco.
Così, dalle prossime settimane potrà capitare di vedere questi ragazzi, che arrivano dai paesi africani a sud del Sahara, lavorare fianco a fianco degli operatori Iren. Già altri profughi ospitati negli anni scorsi dai Comuni reggiani, accolti in base ad altri progetti ministeriali, avevano iniziato a rendersi utili così, attraverso piccoli lavoretti non retribuiti - come in questo caso - per la comunità della quale sono ospiti. Sono diventati il primo passo per costruire un progetto di intregrazione.
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