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Aumentare l’export per superare la crisi

Aumentare l’export per superare la crisi

Questa l’esigenza emersa alla presentazione della congiunturale del Gruppo metalmeccanico di Unindustria

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REGGIO EMILIA. Non è una semplice radiografia, ma una vera e Tac l'analisi a cui l'industria metalmeccanica si sottopone in questa fase ancora molto delicata della malattia che affligge l'economia europea dal 2008. Il responso, presentato ieri contemporaneamente in Italia da sessanta gruppi di aziende associate a Federmeccanica, non è rassicurante. Nel terzo trimestre del 2014 la curva della produzione si è nuovamente abbassata, dopo la crescita rilevata dall'inizio dell'anno. Nel territorio reggiano, da sempre più vivace e reattivo, la patologia appare meno grave, ma anche qui non dà segni di sostanziale ripresa. La terapia invocata dagli imprenditori si basa sul Jobs act approvato mercoledì dalla Camera prima di passare al Senato, ma ancor più sulla riduzione di tasse e contributi a carico delle aziende, sulla spending review, sulla semplificazione normativa, sulla certezza e celerità del diritto, sull'innovazione e sulla formazione professionale.

Luca Bergonzini, presidente del gruppo reggiano metalmeccanico di Unindustria, non ha lesinato un apprezzamento al Governo nell'introdurre ieri la conferenza di Federmeccanica in cui è stata illustrata l'indagine congiunturale: «Il Jobs act - ha detto - si ispira a principi condivisibili, che però dovranno essere tradotti nei decreti attuativi nei primi sei mesi del 2015 per allineare il mercato del lavoro a quello delle maggiori nazioni europee. E' una condizione necessaria per attrarre gli investimenti internazionali e, quindi, aumentare l'occupazione. Le imprese, infatti, potranno contare su una maggiore certezza di regole e tempi nelle cause di licenziamento, che ora si trascinano per anni e sono soggette a diverse interpretazioni da parte della magistratura».

Il vicepresidente Alessio Tintori si spinge più in là: «Il diritto civile - dice - consente ai coniugi di divorziare. Perchè il datore di lavoro non deve avere la stessa possibilità di separarsi da un suo collaboratore?». Vi è poi il problema delle politiche di formazione per rioccupare i licenziati: «Vi si impegnano - osserva - solo 2 miliardi, contro i 20 che si spendono per gli ammortizzatori sociali». La produzione metalmeccanica, benchè inferiore di 32,6 punti percentuali rispetto all'inizio del 2008, copre il 40% dell'industria manifatturiera. Nel territorio reggiano comprende 2968 imprese, 63 in meno rispetto all'anno scorso. Contribuisce nella misura del 59,3% all'export provinciale con un totale di 2,68 miliardi di euro. Siamo, cioè, a un livello del 4,9% superiore al 2013, benchè del 3,8% al di sotto del 2008. Nei primi nove mesi di quest'anno ha totalizzato due milioni e 473mila ore di cassa integrazione, in diminuzione del 26,3% rispetto allo stesso periodo del 2013, mentre nell'insieme dell'Italia si è registrata una crescita dell'1%, dovuta soprattutto all'impennata della cassa straordinaria (più 36,7%). Le aziende metalmeccaniche di Unindustria sono 445, per il 56% con 10-50 occupati, e hanno 27mila dipendenti. Se si confronta il terzo trimestre di quest'anno con lo stesso periodo del 2013 le imprese metalmeccaniche reggiane mostrano un aumento della produzione (più 4,8%) e del fatturato (3,2%) dovuto alle vendite all'estero (più 6,8%), mentre il mercato interno è stabile. Gli ordini, però, rallentano, crescendo solo dello 0,5% e del 2,8% quelli sull'estero. «I segnali - ne deduce Bergonzini - non sono positivi. Ci si aspetta un 2015 tutt'altro che brillante. Anche la cassa integrazione nell'ultimo trimestre tende ad aumentare».

Luciano Salsi

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