Educare alla responsabilità i singoli e la comunità
REGGIO EMILIA. «Il Progetto “Reggio Emilia città senza barriere" ha una strategia di lungo respiro e ha l'ambizione di sorprendere una città che su questi temi ha sempre mostrato una grande...
REGGIO EMILIA. «Il Progetto “Reggio Emilia città senza barriere" ha una strategia di lungo respiro e ha l'ambizione di sorprendere una città che su questi temi ha sempre mostrato una grande sensibilità. Ma non vogliamo creare false aspettative e periodicamente faremo il punto della situazione». Il sindaco Luca Vecchi, nel presentare con il consigliere Annalisa Rabitti il progetto per abbattere le barriere fisiche e culturali di Reggio verso la disabilità, non ha nascosto le difficoltà di un percorso che, ha aggiunto, «deve essere trasversale e coinvolgere attori pubblici e privati e deve riuscire a trovare nell'affrontare la fragilità sociale di queste persone, la spinta per farne un modello per l'Italia e l'Europa».
Davanti a una sala piena di rappresentanti di associazioni di volontariato e di familiari di persone con disabilità e amministratori pubblici, tra cui il neo consigliere regionale del Pd Ottavia Soncini, un'emozionata Annalisa Rabitti, (la consigliera con delega alle disabilità che ha contributo a dar vita al progetto) ha posto invece l'accento sul come «disabilità e differenza devono diventare una risorsa culturale e etica». La disabilità, ha aggiunto, «deve essere un fattore educativo perché la difficoltà educa i singoli e la comunità». L'altro aspetto che Annalisa Rabitti ha voluto sottolineare è stata «la necessità di un ribaltare l'approccio al problema costruendo una cultura che faccia crescere fin dalle scuole la capacità di vedere nelle persone diversamente abili un valore positivo in una città capace di educare alla responsabilità reciproca e come si tratti di un progetto aperto al contributi di tutti i cittadini». (r.f.)
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