«Politica e mafia : intrecci imbarazzanti»
Oggi, sull’Espresso, l’inchiesta di Tizian: dal caso Brescello sino alla processione elettorale di Delrio
REGGIO EMILIA. Un’infiltrazione mafiosa silenziosa e devastante in Emilia, con non poche “riflessioni” su quanto sta avvenendo nella nostra provincia, specialmente a Brescello.
Tutto ciò si può leggere sul nuovo numero de L’Espresso in edicola da oggi e specificatamente nell’articolo di Giovanni Tizian, il giornalista da quasi tre anni sotto scorta per le inchieste pubblicate sulle ramificazioni dell’ndrangheta in regione. Tizian, relativamente al Reggiano, va dritto al punto, descrivendo quale spessore abbia la cosca Grande Aracri che spadroneggia, fra i trenta clan più ricchi della ’ndrangheta. “In Emilia non spara, ogni tanto appicca un rogo dal sapore di ultimatum – si legge nel servizio del magazine – ma è soprattutto una holding, che lentamente soffoca l’economia e cerca di contaminare le istituzioni. E ha sede legale proprio a Brescello, con magazzini e centri operativi nelle province di Piacenza, Parma, Modena, Mantova e Verona. E tutto fa capo a Cutro, comune del Crotonese”. Inevitabile poi il “passaggio” sull’imbarazzante intervista del sindaco brescellese Marcello Coffrini agli studenti di Cortocircuito («Francesco Grande Aracri è un personaggio tranquillo, composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello») che per il cronista “dà l’idea della grande strategia di mimetizzazione della ’drina: una presenza che non fa paura e non crea neppure imbarazzo”. Ma il dito puntato del giornalista sui politici reggiani s’allunga sulla scia della valutazione di un investigatore: “Quanto accaduto in quel paese (Brescello) è sintomatico della pervasività della ’ndrangheta emiliana, ma i politici che la pensano in quel modo, o peggio che hanno avuto rapporti e si relazionano con il volto pulito della ’ndrangheta emiliana sono numerosi”. La partecipazione – nel 2009 – di Graziano Delrio alla processione del Santissimo crocefisso a Cutro è finito all’attenzione della procura antimafia di Bologna. “Cristallizzata invece in alcuni rapporti dei carabinieri inviati alla prefettura di Reggio Emilia – scrive Tizian – è la cena tra un cartello di imprenditori legato al clan Grande Aracri e tre politici del Pdl”. E spunta il nome del forzista Giuseppe Pagliani che come Gianluigi Sarcone (fratello di quel Nicolino considerato dagli inquirenti un vero boss) non partecipò solo a quella cena sospetta ma “sono stati ospiti nel talk show di un’emittente locale – rimarca il cronista – per parlare ancora una volta degli effetti dei provvedimenti della prefettura (le interdittive). A condurre il programma era Marco Gibertini” ora nel ciclone dell’inchiesta sulle fatture fasulle. La nebbia padana della legalità.
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