«Riduciamo le disuguaglianze»
L’economista Mazzuccato: solo così potrà esserci una vera crescita
"Una vera strategia di innovazione richiede di investire non solo sui settori a profitto immediato, ma anche sugli stili di vita. Per questo oggi riflettere sull'industria del cibo è fondamentale". Parola di Mariana Mazzucato, docente di Economia dell'innovazione all'Università del Sussex, autrice un anno fa del fortunatissimo Lo stato innovatore (Laterza) e protagonista, oggi (ore 19, Teatro Ariosto) a Reggio Emilia, di un dialogo con Ezio Mauro. I dati diffusi da Oxfam due settimane fa confermano che la forbice tra ricchi a poveri continua a crescere. "Ma non basta lamentarsi, bisogna capire perché".
Qual è la causa delle nuove disuguaglianze?
"Per tante persone è stato difficile adattarsi agli enormi processi di innovazione e di globalizzazione degli ultimi decenni. Ma il punto cruciale è un altro. La disuguaglianza aumenta quando il settore privato non investe più né sul capitale umano né sulle aree ad alta produttività e, dall'altra parte, un settore pubblico senza coraggio si preoccupa soltanto di tagliare i servizi e di abbassare le tasse. Risultato: chi estrae valore viene premiato più di chi il valore lo crea davvero".
Come si contrasta la disuguaglianza?
"Ancorando l'azione dello Stato a una nuova teoria del valore e della crescita. Solo mettendo insieme gli insegnamenti di Keynes sulla domanda e quelli di Schumpeter sul rischio e sull'innovazione, sarà infatti possibile una "crescita inclusiva", che sia cioè accompagnata da una riduzione della disuguaglianza ".
Il 9 agosto,lei scriveva a Renzi che "è indispensabile rendersi conto di dove sta il problema". Crede sia stato individuato?
"No, ancora no".
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