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Perseguita l’ex con whatsapp: arrestato

di Tiziano Soresina
Perseguita l’ex con whatsapp: arrestato

Vezzano: un 23enne geloso non accetta la fine del rapporto. Lei fugge in caserma mentre lui le invia messaggi a valanga

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VEZZANO. Il loro era sempre stato per circa due anni un rapporto di convivenza fatto di alti e bassi, ma alla fine – dopo tanti tira e molla e in un paio di occasioni anche delle botte di troppo – lei ha deciso di lasciarlo definitivamente.

Una rottura senza ritorno che per il manovale 23enne (residente a Reggio) è stato un colpo troppo duro da digerire e da quel momento ha fatto uscire il peggio di sè: pedinamenti, richieste di spiegazioni anche davanti al negozio in cui la 20enne lavora, ma soprattutto una vera e propria persecuzione telefonica, mandando una serie infinita di messaggini via whatsapp dai toni non proprio rassicuranti.

Una “pressione” intensificatasi nell’ultima settimana, finché la giovane venerdì mattina ha rotto gli indugi denunciando, ma visto che in serata la situazione era addirittura peggiorata, la 20enne ha cercato rifugio nella caserma dei carabinieri di Vezzano.

A quel punto i militari hanno assistito “in diretta” alle persecuzioni dell’ex fidanzato roso dalla gelosia: telefonate e messaggini a raffica, con parole tutt’altro che rasserenanti. Vista la pericolosità della situazione, i carabinieri si sono messi sulle tracce del manovale, per poi bloccarlo a Reggio Emilia a poca distanza dalla sua abitazione. Ha con sè il telefonino in cui vengono rinvenuti centinaia di messaggi persecutori. Da qui all’arresto per atti persecutori il passo è breve.

Nel giro di poche ore – cioè ieri mattina – il 23enne è comparso in tribunale a Reggio davanti al giudice Andrea Rat. Assistito dall’avvocatessa Annalisa Guano, l’ex convivente ha ammesso d’aver esagerato con la gelosia e di essersi pentito per quanto combinato che ha un solo nome: stalking. Una presa di coscienza che il giudice Rat ha comunque preso con le molle, disponendo nei confronti del manovale il divieto di avvicinamento e di comunicazione con la ragazza. Se ne riparlerà, in aula, il 22 dicembre.

«Si è pentito – commenta a fine-udienza l’avvocatessa Guano – e si spera che la lezione gli sia servita». Vedremo.

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