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Picchia e perseguita la sua ex, arrestato

Picchia e perseguita la sua ex, arrestato

Scandiano: da mesi la donna subiva le angherie dell’uomo geloso, era finita anche all’ospedale. Poi l’arrivo dei carabinieri

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SCANDIANO. L’ha picchiata, inseguita, perseguitata per mesi, sino a mandarla all’ospedale. E solo l’intervento dei carabinieri l’ha salvata da un altro pestaggio, anche se l’accusato nega ogni addebito, parlando di un grosso malinteso. Si torna a parlare di violenza domestica con la vicenda venuta fuori nei giorni scorsi a Scandiano, e conclusa domenica mattina con l’arresto di un 43enne del paese con le accuse di violenza privata, atti persecutori e lesioni personali aggravate.

E con precedenti specifici, visto che in passato anche l’ex moglie aveva denunciato comportamenti simili. L’uomo, comparso ieri mattina davanti al giudice del tribunale reggiano e difeso dall’avvocato Marcello Fornarciari, si trova ora agli arresti domiciliari.

Domenica mattina il 43enne ha incontrato di nuovo la sua ex compagna, 30enne, e i toni si sono scaldati. La donna è riuscita ad avvisare un carabiniere che le aveva dato il proprio numero per eventuali emergenze, e così i militari sono riusciti a intervenire in tempi rapidi. La 30enne, portata all’ospedale per dei controlli, ha riportato contusioni guaribili in due settimane. La relazione fra i due si era interrotta a causa della forte gelosia dell’uomo. La rottura non ha però fermato il 43enne che ha continuato a seguire l’ex partner, a malmenarla e a minacciarla. Il penultimo atto, quello decisivo, risale al 28 novembre, quando la 30enne ha presentato denuncia ai carabinieri della tenenza di Scandiano.

Ha parlato di mesi di violenze, con almeno quattro brutti pestaggi che alla fine l’avevano spinta a troncare con il compagno. Questo, però, non si era arreso e aveva proseguito a perseguitarla, tanto da spingerla a rivolgersi alle forze dell’ordine. Durante la formalizzazione della denuncia, un carabinieri aveva lasciato il suo numero di cellulare alla ragazza come misura di sicurezza, perché potesse chiamarlo in caso di bisogno.

Domenica mattina, l’epilogo (si spera) della vicenda. All’alba il telefonino del militare ha iniziato a suonare, alla risposta si sono sentite voci di sottofondo, fra cui le grida di un uomo che chiedeva a una donna di rivelargli chi stesse frequentando in quel periodo, prima di interrompersi di colpo. Il carabiniere ha subito allertato la caserma, attivando una pattuglia che ha raggiunto la casa della 30enne. Lì, ha trovato l’ex compagno che dormiva sul divano e la ragazza, che ha raccontato di aver subito un’aggressione poco tempo prima, e di aver cercato di chiamare il militare di nascosto per avvisarlo. I militari hanno portato il 43enne in caserma, dove è stato arrestato, e accompagnato la ragazza in ospedale, da cui è stata dimessa con una prognosi di quindici giorni. Ieri mattina la prima udienza in direttissima.

L’accusato ha respinto ogni addebito, parlando di «un enorme malinteso». Il giudice ha deciso per gli arresti domiciliari, che potrebbero essere a breve allentati per permettere al 43enne di andare al lavoro, in attesa dell’avvio del processo, fissato per l’11 di dicembre. Adriano Arati

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