Ustionata in casa protetta, 4 indagati
Nel mirino del pm due operatrici, un’infermiera e un medico. Oggi l’autopsia. Iren: «L’acqua della doccia va miscelata»
REGGIO EMILIA. Prima mossa decisa del pm Maria Rita Pantani nell’inchiesta sulla morte dell’88enne per le ustioni riportate durante il “bagno” all’interno della casa protetta “I girasoli”: il magistrato inquirente ha, infatti, iscritto nel registro degli indagati (l’accusa è omicidio colposo) quattro persone.
Ma chi sono i quattro indagati? Si tratta delle due operatrici socio sanitarie (oss) che la mattina dell’11 novembre scorso hanno accompagnato l’anziana (facendola adagiare su una barella) alla doccia rivelatasi troppo bollente, ma anche l’infermiera che segue il nucleo di ospiti del secondo piano della casa di riposo (fra cui c’era l’88enne), infine il medico della struttura che quel giorno era stato contattato telefonicamente quando sull’ospite della casa protetta erano comparse strane chiazze rosse. L’iscrizione nel registro degli indagati delle quattro persone è un atto dovuto, finalizzato a permettere la nomina di consulenti tecnici in vista dell’autopsia che verrà effettuata oggi. Anche i familiari – tutelati dall’avvocato Francesco Di Tano (studio Cataliotti) – hanno la possibilità di nominare un loro consulente. L’autopsia verrà eseguita dal medico legale Nicola Cucurachi dell’Università di Parma. Due i quesiti-chiave legati all’autopsia. In primis se c’è correlazione fra la morte della reggiana 88enne (deceduta 11 giorni dopo quella doccia “incriminata”) e il getto di acqua bollente. In secondo luogo se la donna si poteva salvare se l’allarme fosse scattato subito. Da quanto fin qui ricostruito – anche con gli interrogatori – l’anziana alle 10.15 era stata accompagnata alla doccia dalle due operatrici, ma poi solo una sarebbe rimasta, mentre l’altra non avrebbe notato nulla di strano nella temperatura dell’acqua. Dopo la doccia un arrossamento sulla parte anteriore del corpo dell’88enne sarebbe comparso in fretta, però il personale avrebbe pensato ad una reazione allergica. Quella mattina era in corso una festa nella casa protetta e solo intorno alle 13 l’addetto alla manutenzione si accorge che esce acqua caldissima dai rubinetti e ne vieta l’uso, chiedendo subito l’intervento di Iren sulla caldaia: il tecnico poi chiarirà che si era verificata la rottura meccanica della valvola che regola la temperatura del teleriscaldamento. Nel frattempo nella casa di riposo capiscono che vi possa essere un collegamento fra quell’acqua troppo bollente e le chiazze sull’anziana che, a causa della malattia (è affetta da 12 anni dal morbo di Alzheimer), non ha manifestato sofferenze o disagi durante la doccia. E’ a quel punto che viene chiamato il 118: subito viene trasportata al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, ma le sue condizioni fisiche spingono i medici ad un ulteriore trasferimento dell’anziana al Centro ustioni di Parma dove morirà 11 giorni dopo. L’inchiesta è stata affidata dal pm Pantani alla Mobile e gli investigatori hanno sequestrato i registri dei turni alla casa protetta “I girasoli”, la documentazione relativa alla manutenzione della caldaia, le cartelle cliniche dell’88enne. Fra le tante persone interrogate anche i tecnici dell’Iren: effettivamente l’azienda fornitrice di energia è l’unica responsabile della manutenzione dell’impianto, ma i dipendenti sentiti hanno spiegato che le operatrici avrebbero potuto comunque miscelare l’acqua della doccia manualmente, mischiando acqua calda e fredda.
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