Abramo festeggia e sogna il palcoscenico
Il party di compleanno a sorpresa: «Pupi Avati ogni mese mi manda una paghetta»
REGGIO EMILIA. Onesto, franco, ottimista incallito, riservato, quasi lunare. Sarà per questo che ha recitato per Fellini nel film "La voce della luna". Per i pochi che non lo conoscono è l'autoritratto - lui che oggi "fa il pittore che non vende quadri" - di Abramo Orlandini.
Una presenza quotidiana per chi transita in via Crispi, dove lo incontri tutti i giorni con la barba incolta, ma in giacca scura e panciotto in tinta (solo un po' sgualciti), cravatta e scarpe da ginnastica. E via Crispi è anche il suo regno dove, ma solo agli amici, chiede due euro per il caffè, che ricambia con un sorriso, due chiacchiere e un saluto. Gli stessi amici che ieri sera lo hanno voluto festeggiare per il suo 54esimo compleanno alla spumanteria "All' Opera" all'Isolato san Rocco. Una scelta ironica per chi come lui da vent'anni ha smesso di bere.
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Ma la spumanteria ieri sera è stata soprattutto un via vai continuo, un porto di mare in cui si sono incontrati i tanti amici e conoscenti che hanno voluto fargli gli auguri accogliendo l'invito di Stefano Salsi che ha organizzato la serata via facebook. All'isolato San Rocco, dove per anni i suoi genitori hanno gestito un’edicola e da dove Abramo è partito per andare a Roma inseguendo il suo sogno. «Tempi belli» ricorda Abramo che di quegli anni ha serbato tanti ricordi e tanti amici, come Pupi Avati «che ogni mese mi manda una piccola paghetta».
E ancora: «Con Sgarbi prendevo 100 euro a puntata... ha promesso che se fa un programma suo mi richiama». Abramo è tornato a Reggio da qualche anno e vive con una piccola pensione d’invalidità e grazie all'aiuto dei servizi sociali di Comune e Ausl che gli passano quindici buoni pasto al mese. Ma la speranza di tornare in tv con Sgarbi e di tornare a fare cinema dopo aver lavorato con Pupi Avati, Nanni Moretti, Terry Gilliam, Dino Risi e da ultimo con Daniele Lucchetti non lo ha abbandonato.
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Un ottimismo che torna nelle sue parole quando gli chiediamo il ricordo più bello: «L'affetto dei tanti amici romani e reggiani che mi vogliono bene». Come quelli che gli hanno portato alla spumanteria due cappotti. E lui ha ringraziato. In mano, la sigaretta. «L'unico vizio che mi è rimasto», ha detto rivolto ad Arturo Bertoldi che lo ha voluto nella sua ultima performance al Gerra e a cui ieri sera ha chiesto se rifaranno lo spettacolo per poter leggere una poesia. Perché il palco è la sua vita.
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