Gazzetta di Reggio

Reggio

È morto da otto anni l’Inps pretende i contributi

Avviso da 7.400 euro inviato per versamenti mancanti nel 2011 e relative sanzioni L’uomo, però, è deceduto nel 2006: l’ente non corregge l’errore e parte la causa

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REGGIO EMILIA. Morto per infarto a 65 anni nel 2006. Ma l'Inps gli chiede i contributi previdenziali per l'anno 2011. I familiari che si sono visti recapitare l'avviso bonario (sostanzialmente una richiesta di pagamento) intestato al congiunto si sono rivolti all'avvocato Ernesto D'Andrea, del foro di Reggio Emilia, dove la famiglia è residente, e hanno diffidato l’ente previdenziale. Venerdì è arrivata a casa della famiglia del 65enne, che svolgeva l'attività di consulente assicurativo, un avviso dell'Inps: da pagare, entro trenta giorni, la cifra di 7.400 euro (3.900 per i contributi 2011, il resto come sanzione per il ritardo), altrimenti sarebbe arrivata la cartella esattoriale già esecutiva. «La vicenda ha destato ansia nella moglie del defunto che ha prima tentato di contattare telefonicamente l'Inps e poi, venendo rimbalzata da un numero all'altro, ha deciso di rivolgersi a me per la tutela legale», spiega l'avvocato D'Andrea.

Il legale ha quindi deciso di inviare una diffida al direttore reggiano dell'Inps per la «profonda sofferenza, preoccupazione e disagio» che l'avviso ha destato nei familiari del defunto. Secondo il legale, inoltre, la richiesta infondata di contributi previdenziali «ha violato i principi di correttezza e buona fede, che sono immanenti in tutti rapporti di diritto pubblico, vincolando la pubblica amministrazione a rispettare l'affidamento e l'attendibilità delle sue dichiarazioni».

Una vicenda che ha dell’incredibile, giunta a otto anni dalla morte dell’uomo, che era residente in città insieme alla moglie e alla figlia, ora decise ad andare fino in fondo alla faccenda per ottenere giustizia.

Quando è giunto l’avviso dell’Inps intestato al marito defunto, la donna ha fatto di tutto per ristabilire il suo buon nome e mettere subito fine a quello che poteva essere un semplice fraintendimento. Le traversie patite in questi giorni, però, hanno aumentato il disagio subito dalla famiglia. Dopo una prima chiamata al numero verde dell’Inps, la signora è stata diretta ad altri uffici, nessuno dei quali si è preso in carico la sua situazione. «Voglio ricordare che proprio l’Inps aveva in mano da anni la denuncia della morte del signore in questione - spiega D’Andrea - un atto registrato dall’ente, come certifica il provvedimento in mano alla mia assistita. L’Inps aveva infatti cancellato il defunto dalla sue liste, salvo mandare ora una diffida minacciosa compiendo un errore quantomeno grossolano al quale non ha posto alcun rimedio. Nella diffida viene riportato il termine di 30 giorni per pagare altrimenti, c’è scritto, faranno partire gli esattori».

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