Gazzetta di Reggio

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«Politici con poco appeal» Ma il Pd di Reggio si ribella

di Evaristo Sparvieri

Il premier Renzi contro la classe politica emiliana: «L’astensionismo è colpa loro» I consiglieri reggiani non ci stanno. Il segretario Costa: «Visione riduttiva»

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REGGIO EMILIA. I responsabili dell’astensionismo? «L’intera classe politica emiliana». Così parlo il premier e segretario Pd, Matteo Renzi, che nella direzione nazionale di lunedì sera è tornato ad analizzare il voto in Emilia, respingendo la tesi di un astensionismo legato alle polemiche per il Jobs act e puntando invece il dito sui politici emiliani, considerati i principali responsabili della disaffezione degli elettori. Considerazioni che non sono andare giù ai reggiani eletti in consiglio fra le fila del Pd, sulle quali puntualizza anche il segretario provinciale, Andrea Costa, invitando ad estendere l’analisi post elettorale ad un livello meno superficiale.

«Trovo riduttivo sostenere che l’astensionismo sia dovuto ad una sola causa – afferma Costa – C’è stata l’inchiesta e c’è la crisi: non si può non pensare che la difficoltà generale legata alla crisi non abbia il suo ruolo. Non sta a me fare esegesi di quanto detto da Renzi. Ma credo che in generale l’Emilia abbia sempre espresso buona politica e buoni politici. E lo dimostrano il fatto che proprio l’Emilia è una delle undici aree più competitive d’Europa e che, per qualità della vita, tre delle prime cinque città italiana sono emiliane: Ravenna, Modena e Reggio». Di parere simile anche Roberta Mori, l’unica ricandidata e rieletta del Pd reggiano in corsa alle ultime Regionali: «A mio parere è ingeneroso attribuire tutta la responsabilità ai politici emiliani, perché la questione va trattata nella sua complessità. Va bene la semplificazione del messaggio, ma la realtà è più complessa: ciò che accade richiede soluzioni molteplici. Ma nè Renzi noi nè noi abbiamo la bacchetta magica». Per Mori, tra le varie ragioni dell’astensionismo non bisogna inoltre trascurare anche il braccio di ferro che il premier sta portando avanti con la Cgil, soprattutto in un territorio “sindacalizzato” come l’Emilia.

Un’ipotesi, questa, che sembra in parte sposare anche l’ex sindaco di Casalgrande, Andrea Rossi, recordman reggiano di preferenze, che le voci bolognesi danno in ballottaggio proprio con la Mori per un posto in giunta. Rossi, tuttavia, concorda con la lettura del premier: «C’è una responsabilità della classe politica in generale – afferma – Se non ci diciamo francamente le cose come stanno non andremo da nessuna parte».

Per Ottavia Soncini, l’interpretazione di Renzi è «parziale» e, per quel che riguarda l’astensionismo, le ragioni sono da rintracciare già allo scarso appeal delle primarie, dopo la rinuncia di Matteo Richetti. Parte delle responsabilità, inoltre, la attribuisce ai dissidenti del Pd: «Dopo il boom delle Europee e delle primarie che hanno eletto Renzi, i cittadini hanno voluto dare un segnale: per colpa di una parte del partito si perde tempo prezioso nel percorso delle riforme. Credo che questo abbia creato smarrimento e inquietudini, con molti elettori che hanno deciso di non votare».

Più drastica Silvia Prodi: «Trovo che quella di Renzi sia un’analisi superficiale, che potrebbe essere ribaltata con altrettanta disinvoltura. Si potrebbe tranquillamente dire che la colpa dell’astensionismo è del Pd nazionale. Almeno secondo quanto ho sentito durante la campagna elettorale incontrando l’elettorato storico».

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