Auto venduta all'asta, ma a fallire era un altro
La disavventura di padre e figlio, inquilini in una casa pignorata perché il costruttore nel frattempo è fallito
REGGIO EMILIA Hanno affittato un appartamento, poi in estate sono andati tranquillamente in ferie ma al loro ritorno si sono trovati la casa sigillata e l'auto di proprietà venduta all'asta. Una vicenda che ha sconvolto la routine di Santo Messina e di suo figlio Salvatore, che si sono da poco trasferiti da Reggio Emilia per andare ad abitare in un condominio a Montechiarugolo, in provincia di Parma. L'affitto era buono e la ditta edile proprietaria dell'immobile ha sottoscritto il contratto di locazione con il figlio di Messina, salvo non averlo mai registrato. Un fatto venuto a galla solo in seguito all’amara scoperta avvenuta davanti agli occhi dei due.
«Siamo tornati e non siamo più potuti entrare in casa nostra - racconta Salvatore Messina - La Edil Ca.Bo. era fallita e il tribunale aveva pignorato tutto avviando subito la vendita all’asta dei beni inventariati. Dentro, però, c’erano anche i nostri: hanno sbagliato tutto senza verificare alcunché. È stato commesso un errore colossale e ci hanno venduto all’asta l’auto intestata a mio figlio. Noi non c’entriamo nulla con la ditta fallita, abbiamo solo l’affitto dell’appartamento, come possono testimoniare il contratto e le bollette intestate a nostro nome».
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Padre e figlio si occupano di rivendita di schede sim per una società telefonica, anche quelle pignorate. Nulla a che vedere con le costruzioni, come testimoniano i documenti che hanno prodotto al loro avvocato, Liborio Cataliotti, impegnato in un’azione legale non facile, con la quale sta tentando di ottenere giustizia per i suoi assistiti. «Non siamo più riusciti a entrare in casa nostra - racconta Messina - io ho lì tutti i miei effetti personali: dai vestiti, alle foto di famiglia, alle fatture che vorrei produrre al giudice del tribunale di Parma per fargli capire che hanno preso un abbaglio.
La curatrice fallimentare ha sbagliato mira avviando la procedura di vendita dell’auto di mio figlio, subito aggiudicata a qualcuno nonostante la nostra opposizione. La Panda era stata appena acquistata per circa 10mila euro ed era in garage perché mancava ancora l’assicurazione. Bastava controllare la targa per capire che l’auto era di mio figlio e non di quella società». Gli avvocati dello studio Cataliotti hanno presentato domanda per rivendicare i beni, «ma l’auto non sarà più possibile averla indietro», spiegano i professionisti. «La curatrice ha agito secondo la legge che dice anche che sono impignorabili i beni personali del fallito: figuriamoci i beni di terzi. Ora ci toccherà presentare un’insinuazione al passivo ma i tempi saranno lunghi». «Siamo furiosi - dice Messina - Vogliamo la nostra roba indietro, subito. Faremo un esposto in procura».
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