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Cna, stop agli straordinari e c’è chi chiede lo sciopero

Cna, stop agli straordinari e c’è chi chiede lo sciopero

Assemblea ieri alla Camera del Lavoro per decidere le modalità della protesta dopo la disdetta unilaterale dei contratti decisa dai dirigenti reggiani

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REGGIO EMILIA. E' senza precedenti lo scontro in atto nella Confederazione nazionale dell'artigianato, muro portante della casa comune dell'Emilia rossa in cui i ceti medi e la classe operaia sono convissuti per oltre mezzo secolo con la benedizione di Palmiro Togliatti. Nell'assemblea riunita ieri alla Camera del Lavoro fra gli oltre duecento partecipanti si sono fatti sentire quelli che premono perchè sia indetto al più presto lo sciopero di cui la Filcams-Cgil aveva preannunciato un pacchetto complessivo di 24 ore nell'assemblea del 19 novembre. L'occasione, a loro parere, potrebbe essere offerta dalla festosa convention di fine dicembre, nella quale la Cna tira le somme dell'attività annuale di fronte ai soci e ai dipendenti, che ora rifiutano di prendervi parte o astenendosi dal lavoro o, al contrario, rimanendo negli uffici a sbrigare le pratiche ordinarie. «Per il 12 dicembre - aveva obiettato il segretario provinciale Luca Marchesini - è già proclamato lo sciopero generale. E' realistico rinviare il grosso di questo pacchetto a gennaio, per non incidere troppo sulla busta paga. Spetterà ai delegati sindacali definire le tappe e le modalità della protesta. Intanto blocchiamo straordinari e flessibilità». La vertenza trae origine dalla disdetta dei contratti territoriali e regionali decisa unilateralmente dai dirigenti reggiani dell'associazione imprenditoriale per i 370 impiegati e quadri che fanno funzionare le sedi sparse in quasi tutti i comuni della provincia. Dalla scadenza del primo aprile, o forse anche già dalla data della comunicazione inviata alla rappresentanza sindacale unitaria, i contratti del commercio verrebbero sostituiti con quelli meno vantaggiosi delle aziende artigiane dell'area della comunicazione. Quindi le attuali retribuzioni verrebbero congelate fino a che la differenza di circa 300 euro non sarà riassorbita dagli aumenti contrattuali. Intanto salterebbero la quattordicesima e i buoni pasto. Le stesse decisioni sono state prese dalla Cna a Parma. «La Cna - intima Marchesini - deve revocare la disdetta e trattare con noi. Non può pretendere di discutere dopo avere preso una misura unilaterale». «In questi anni - commenta Tiziana Montanari, delegata dei quadri dell'associazione - i dipendenti si sono impegnati al massimo per assicurare il buon andamento dell'organizzazione. La disdetta mette in difficoltà l'intera struttura». «Abbiamo fatto concessioni - aggiunge Francesco Putortì - sulla mobilità, sui permessi e sul congelamento del salario variabile. Ora siamo ricompensati in questo modo. La Cna ha motivato la decisione con la crisi, ma gli ultimi tre bilanci sono positivi». Marchesini rincara la dose: «Le scelte poco lungimiranti compiute dai portelli girevoli della politica sono fatte pagare ai dipendenti. Altre associazioni potrebbero seguire l'esempio».

Luciano Salsi

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