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«Iren azienda senz’anima i Comuni possono uscirne»

«Iren azienda senz’anima i Comuni possono uscirne»

Casina: il sindaco Rinaldi guida la rivolta dei primi cittadini contro la multiutility E sui social gli altri primi cittadini della montagna apprezzano e rilanciano

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CASINA. Ha voluto lanciare un messaggio molto netto ad Iren: «Per come stanno le cose oggi potremmo anche uscirne»; e probabilmente è il primo sindaco a farlo così chiaramente. Notevole è il fatto che queste riflessioni diffuse ieri da Gianfranco Rinaldi, primo cittadino di Casina, abbiano trovato ampio apprezzamento tra i colleghi della montagna, e siano state rilanciate sui loro profili facebook. Si va dal profilo del Comune di Villa Minozzo, ai Sindaci Daniela Pedrini (Busana), Enrico Bini (Castelnovo Monti), Mauro Bigi (Vezzano).

Un fatto notevole perché Rinaldi non va davvero per il sottile: «Agac era un’azienda che svolse la propria funzione in termini di reale prossimità con il territorio provinciale. Nel 2005 inizia il processo di mutazione: nasce Enìa Spa, poi il Gruppo Iren. In questa azienda così ampia e ramificata hanno perso di vista gli obiettivi del loro lavoro». E prosegue: «Iren fa forse centomila cose o forse nessuna. Ma la mancanza di un’anima la blocca: come fai a dire ai tuoi ingegneri ai tuoi tecnici di adoperarsi in ogni modo per ridurre i rifiuti, per diminuire il consumo di energia o di acqua se ti nutri di rifiuti, se ti finanzi con l’energia che vendi o con l’acqua che si consuma? E poi c’è il tema dei mega compensi ai più alti dirigenti».

Conclude Rinaldi: «In fin dei conti noi amministratori abbiamo creato questa situazione. Noi amministratori dobbiamo dare le direttive, le linee d’azione e gli ambiti in cui operare. Nel tempo abbiamo scoperto che non siamo più in grado di controllare e di dirigere l’operato di questa multi utility anche nelle cose più banali, come aggiungere o spostare un cassonetto in paese. Naturalmente un po’ tutti, me compreso, ci siamo stracciati le vesti sugli stipendi sui trattamenti di fine rapporto e i benefit vari annunciati nei giorni scorsi. Pensandoci bene il problema non è lo stipendio. Un Amministratore delegato di un’azienda che ha un giro di qualche miliardo di euro non lavora per niente. Il problema è un altro. Gli abbiamo detto cosa fare? Possiamo verificare quello che ha fatto? A me piacerebbe dare a Iren un’anima ecologista. Che la veda promuovere e utilizzare solamente le buone pratiche ambientali: dalla gestione dei rifiuti che non può passare attraverso la loro sepoltura o la loro combustione, alla gestione dell’energia che dovrebbe vedere un ruolo determinante se non esclusivo delle fonti rinnovabili. Il primo passo potrebbe essere nominare al vertice di Iren un grande ambientalista, e ne abbiamo: Ercolini, Orzes o Favoino. Oppure rendere Iren completamente libera. Ognuno per la sua strada».

Luca Tondelli

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