Mafie, più controlli sul settore autotrasporti
Il consorzio Fitalog, presieduto da Enrico Bini, ha espulso 4 associati dal 2009. «Presto nuove regole e un codice etico per chiudere la porta in faccia ai mafiosi»
REGGIO EMILIA Più trasparenza e nuovi strumenti per combattere le infiltrazioni mafiose nel comparto dell'autotrasporto. Sono quelli, presentati oggi, di cui si è dotato il consorzio Fitalog, realtà nazionale nel campo dei servizi agli autotrasportatori con circa 3.000 soci, 15 dipendenti a Roma e un fatturato di 110 milioni. È presieduto dal reggiano Enrico Bini. In particolare il consorzio, diramazione di settore della Cna, ha deciso di adottare il modello di organizzazione previsto dal decreto 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, e dal 2015 applicherà a tutti i soci un nuovo codice etico.
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Già dal 2009 però, sottolinea il presidente Bini, il presidio della legalità si è mantenuto alto. A dimostrarlo le quattro espulsioni di aziende rivelatesi colluse con la criminalità organizzata, di cui una operante in sicilia. Nuovi strumenti per tutelare le imprese sane potrebbero infine arrivare dal decreto «Salva Italia» in base al quale potrebbero essere escluse dall'albo degli autotrasportatori non solo le nuove aziende che vi entrano prive di informativa antimafia, ma anche quelle già presenti nell'albo.
«Sul tema della legalità - spiega Bini - ci siamo presto resi conto che il nostro punto debole era poter contare su scarse informazioni relative ai nostri soci, a causa di regole dalle maglie troppo larghe». In base allo statuto del consorzio infatti è sufficiente l'iscrizione all'albo degli autotrasportatori per accedere. «Questo però - prosegue il presidente - non ci ha fermati, e per combattere le infiltrazioni abbiamo adottato un codice etico e il modello organizzativo della legge 231».
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In pratica, «incrociamo visure camerali e altri dati per fotografare chi abbiamo davanti e muoverci di conseguenza». Bini sottolinea inoltre i margini strettissimi di manovra del consorzio: «Essere in possesso di un certificato antimafia non è una garanzia sufficiente perchè fino alla condanna definitiva non abbiamo strumenti per poter escludere un socio. in questi anni abbiamo espulso chi potevamo in base aprove concrete». Senza contare «la macchina del fango che spesso si è mossa contro di noi o le diffide che abbiamo ricevuto per la nostra opera di prevenzione».
Ma conclude Bini, «non ci fermiamo e continueremo a vigilare». A Reggio Emilia è poi presente da tempo una realtà che Fitalog invita fortemente ad esportare, con un appello agli altri attori del mercato e alle associazioni di categoria, «essendo il nostro settore fortemente esposto». Si tratta dell'osservatorio dell'autotrasporto, costituito in provincia, nel quale tutte le amministrazioni pubbliche lavorano sullo stessa database per verificare che le imprese rispettino le regole. Strumenti simili sono auspicati anche per il settore privato dal direttore di Transcoop, Livio Pannicelli, presente all'incontro, che spiega: «Senza un cambio di regole a monte anche per il settore privato questi sforzi pur importanti, sono relativi».
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