Gazzetta di Reggio

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Sedici anni per l’omicidio del vicino

di Elisa Pederzoli
Sedici anni per l’omicidio del vicino

Lamberto Alberti investì e uccise Umberto Barani al culmine dell’ennesima lite. Il pm aveva chiesto per lui 17 anni

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CASTELNOVO SOTTO. E’ stato condannato a 16 anni e 4 mesi di reclusione, nonché al pagamento di una provvisionale di 50mila euro per ciascuna parte civile - la moglie e i due figli della vittima - Lamberto Alberti: l’uomo che il 7 agosto del 2013 investì e uccide il suo vicino di casa, il 65enne Umberto Barani.

Era accusato di omicidio volontario, il 50enne di Case Melli. Per quella lucida follia omicida scoppiata un dopopranzo afoso d’estate, al culmine di una serie di altre aggressioni verbali e non che appena tre mesi prima lo avevano già fatto finire in arresto: aveva tentato di investire due agenti della polizia municipale, che poi non aveva esitato a minacciare impugnando prima un cacciavite poi un martello. Allora, patteggiò.

Il pubblico ministero Valentina Salvi ha chiesto per lui una condanna a 17 anni di carcare. Contestandogli semplicemente il dolo d’impeto, in un processo con rito abbreviato che parte già con uno sconto di pena di un terzo.

Il difensore di Alberti, l’avvocato Giuseppe Artioli, nella sua arringa ha invece voluto porre l’attenzione su un trauma nell’infanzia dell’uomo: quando fu costretto a vedere la madre morta suicida ad appena 13 anni di età e soprattutto quando, secondo quanto riferito dal legale, gli fu imposto di aiutare il padre nel recupero del corpo della donna, dalla trave della stalla teatro del tragico gesto. Artioli ha spiegato l’omicidio di Barani come una reazione dovuta alla paura, nella situazione che si venne a creare quel pomeriggio. Una tesi, però, decisamente contrastata dall’avvocato di parte civile, Giuseppe Pagliani, che al contrario non ha mancato di ricordare quante segnalazioni e denunce avevano preceduto la tragedia: almeno una ventina nel giro di un anno. Descrivendo l’escalation di violenza, prepotenza, aggressività che aveva caratterizzato la vita del 50enne, che lo portava a litigare con tutti. E che aveva spinto i titolari del bar “Snoopy” di Campegine a chiedere alle autorità che l’uomo fosse diffidato dal frequentare ancora il locale: amara ironia della sorte, lo stesso bar che 14 mesi prima dell’omicidio fu teatro di un’altra agghiacciante tragedia, quella di Alessandro Rizzi “Ghibla” che uccise due persone. E dopo l’omicidio di Barani, la comunità di Castelnovo Sotto si unì in una spontanea raccolta di firme per denunciare come non si fosse fatto nulla per evitare una tragedia che per tutti era ampiamente annunciata.

La camera di consiglio in cui si è ritirato il giudice per le udienze preliminari Giovanni Ghini non è durata più di mezz’ora. Il tempo per decidere la condanna a 16 anni e 4 mesi all’uomo che già una perizia ha definito capace di intendere e volere, il giorno dell’omicidio.

Lamberto Alberti, che dal quel tragico 7 agosto 2013 è in carcere, era presente. Lo spettro di se stesso: visibilmente smagrito rispetto all’omone rabbioso che tutti conoscevano e che erano abituati a vedere in giro per la Bassa. Ha assistito in silenzio e composto alla requisitoria del pubblico ministero e alle richieste degli avvocati. E con lo stesso sguardo assente ha appreso della sua condanna. Mentre la moglie e figli dell’uomo che ha ucciso si scioglievano in pianti e abbracci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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