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vigili del fuoco

Sette volontarie i veri “rinforzi” di via della Canalina

di Elisa Pederzoli
Sette volontarie i veri “rinforzi” di via della Canalina

Sono le “vigilesse” in servizio “discontinuo” a Reggio: «Chi l’ha detto che questo mestiere è solo per uomini?»

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REGGIO EMILIA. Si chiamano vigili del fuoco “discontinui”, o più semplicemente volontari. Vuol dire che vengono richiamati in turni da 20 giorni – per 160 giorni complessivi all’anno – durante i quali scendono in campo a fianco dei colleghi “permanenti”. Pronti a mettersi a disposizione per ogni emergenza. Tra quelli in servizio al comando provinciale reggiano, ci sono 7 donne.

Alla vigilia della festa di Santa Barbara, siamo andati a conoscerne alcune. E abbiamo scoperto che quella divisa, al pari dei loro colleghi maschi, è per loro come una seconda pelle. E che se è vero che fare i pompieri non è per tutte le donne, è altrettanto vero, come argutamente sottolineano loro «non lo è neanche per tutti gli uomini».

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La veterana del gruppo è Giorgiana Simonazzi. Albinetana, architetto, mamma di due figli, il volontariato fa parte da sempre della sua vita: da vent’anni è anche nelle fila della Croce Rossa.

E dal 2001 è vigile del fuoco discontinuo. Claudia Lusetti, 41enne di Villa Aiola, fa la barista. E’ da sei anni che fa parte dei volontari, realizzando un sogno che, confessa, coltivava da piccola. Marcella Faraci, 25enne di Barco, ha scelto di entrare come volontaria nel corpo dei vigili del fuoco dopo una calamità che ha scosso più di una coscienza: il terremoto in Abruzzo. Studia storia dell’Arte, si occupa di beni culturali. «E questa per i vigili del fuoco per me è una vocazione...» confessa. Rivelando che il suo sogno è quello di diventare vigile del fuoco a tutti gli effetti.

Gloria Gazzotti, 30enne di Castelnovo Monti, con le divise ha già un rapporto stretto da tempo: si è congedata dall’Esercito italiano nel 2011 e fa parte dell'unità cinofila del Soccorso alpino. «Mi piacerebbe entrare nel corpo dei vigili del fuoco ufficialmente, appena ci sarà un nuovo concorso. Lo spero» racconta.

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Fa la maestra di sci in inverno e la bagnina in piscina d'estate Paola Bianchini, dividendosi tra Sestola (Modena) e Reggio. «Non mi sono mai vista a fare una vita da ufficio - racconta - ho sempre desiderato rendermi utile. Mi sono convinta a diventare vigile del fuoco grazie a mio cugino che ne fa parte». A completare il gruppo, ci sono anche Chiara Ferrari e Debora Benevelli.

Diventare vigile del fuoco discontinuo vuol dire fare vita da caserma, adattarsi ai ritmi di turni di 12 ore, diurni e notturni, essere pronti ad affrontare ogni tipo di emergenza: dalla delicata gestione dell’emotività delle persone che chiedono aiuto, a vere e proprie emergenze dove a essere a rischio è anche la propria incolumità. Ma il fatto di essere donne non cambia la cornice. «Il trattamento nei nostri confronti è alla pari. Non abbiamo mai sentito di essere trattate diversamente» ribadiscono all'unisono.

Anzi, magari rivendicano quel qualcosa in più che una donna può portare quando sale su un’autobotte. «A volte quando le persone si trovano davanti a una donna si sentono più a loro agio» rivela Giorgiana Simonazzi. E la divisa, è un concetto che torna spesso nei loro discorsi. «Dopo sei anni che faccio la volontaria, indossarla continua a emozionarmi. Per me è un orgoglio. Ho un rispetto totale per questa divisa» confida Claudia.

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