Gazzetta di Reggio

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Evasione, Transcoop espelle trenta soci

di Enrico Lorenzo Tidona
Evasione, Transcoop espelle trenta soci

Tagliati 140 mezzi dal 2012. Pallicelli: «Via chi ha pendenze con l’amministrazione finanziaria e più informative antimafia»

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REGGIO EMILIA. Chi non si mette in regola con tasse, multe, contributi e tutto ciò che riguarda i rapporti con l’amministrazione finanziaria, viene escluso dalla cooperativa. È la strategia attuata dal 2008 in Transcoop, la maggiore cooperativa di trasporti di Reggio che ha chiuso nel 2013 con un fatturato di 125 milioni di euro, traguardo superiore rispetto al 2012. Un risultato in controtendenza rispetto ai chiari di luna nel settore, raggiunto anche grazie a un giro di vite centrato sull’esclusione dei soci che non hanno messo in equilibrio le pendenze con lo Stato. «Abbiamo 300 soci e 800 camion e siamo convinti che la legalità debba essere un interesse prevalente anche in termini economici» spiega il direttore generale, Livio Pallicelli. Per questo è stato deciso sin dal 2008 che chi ha pendenze con l’amministrazione finanziaria non può aumentare il parco mezzi e non può ricoprire cariche sociali all’interno della cooperativa. Non solo: dal 2014 è scattato l’obbligo per tutti i soci di affidare la loro contabilità direttamente a Transcoop, compresa la dichiarazione dei redditi. Chi non si è adeguato a queste regole o non ha regolarizzato le pendenze (ad esempio le iscrizioni a ruolo con Equitalia) è stato espulso dalla coop. Se ne sono andate così 30 ditte in tutto, «una decisione dolorosa per noi - dice il direttore - visto che le fuoriuscite hanno portato a un taglio di 140 camion in tutto. Non lo abbiamo fatto perché siamo dei santi ma perché in questo mondo, dove i margini sono bassissimi, la legalità è un fattore competitivo di successo. Abbiamo a che fare con concorrenti che strappano le fatture e non pagano l’Iva. L’autotrasporto è una giungla e illegalità amministrativa e mafiosa sono diffuse e simili per grado di pericolosità: entrambe vanno quindi debellate». La pulizia effettuata per tempo ha permesso allo coop di concentrarsi sugli affari, anche se resta di attualità il problema delle infiltrazioni mafiosi nel settore. «In questo caso bisogna agire tramite informative antimafia. Dovrebbero essere presentate obbligatoriamente da chiunque si vuole iscrivere all’albo degli autotrasportatori. Purtroppo, però, vengono richieste solo a chi partecipata ad appalti pubblici: tutto il resto del mondo dell’autotrasporto non è esentato e questo è un problema». Per risolverlo, secondo Pallicelli serve maggiore impegno anche da parte delle prefetture. «Non tutte hanno la stessa sensibilità sul tema delle infiltrazioni - spiega - A Reggio Emilia l’ex prefetto Antonella De Miro era molto sollecita e dobbiamo ringraziarla per quello che ha fatto. Mentre nel resto d’Italia ciò non avviene. Ad esempio negli appalti pubblici, ci sono diverse ditte fornitrici che continuano a lavorare anche in assenza di informative perché dopo 60 giorni, se non arriva la risposta dalla prefettura, scatta il silenzio assenso. L’ente pubblico, quindi, è obbligato a far lavorare una ditta senza la certificazione. Caso successo a Montecchio, dove il sindaco Colli non ha potuto fare altro che seguire la legge».

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