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Mafia capitale, scatta la rivolta delle coop sociali

Mafia capitale, scatta la rivolta delle coop sociali

Possa (Lega): «Quanto successo con Buzzi è intollerabile» Sdegno e distanza «da questo cumulo di illegalità»

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REGGIO EMILIA. L’ex Nar Massimo Carminati - detto il Nero - era formalmente un collaboratore della Cooperativa 29 Giugno del suo presunto braccio destro in Mafia Capitale, Salvatore Buzzi e solo alcune settimane fa era stato assunto. L’inchiesta che ha colpito Roma sta travolgendo alcuni dei nomi noti della cooperazione sociale italiana. Una foto, poi, ritrae l’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti - ex presidente nazionale Legacoop - con alcuni degli inquisiti. Fatti che hanno fatto scattare l’indignazione del mondo cooperativo reggiano, come testimonia la presa di posizione di Carlo Possa, responsabile delle coop sociali.

«Su quanto si apprende delle attività del presidente di una importante cooperative sociale romana dire che sono indignato e sgomento non è sufficiente - dice il titolare del servizio di comunicazione della sigla - Poi, come si dice in questi casi, le indagini faranno il loro corso, ma già da quanto si può leggere quello che succedeva a Roma è a dir poco vergognoso. Non posso che condividere quanto ha da subito dichiarato la presidente nazionale di Legacoopsociali Paola Menetti, che ha riaffermato la distanza della cooperazione, dell’idea cooperativa, dell’esperienza della cooperazione sociale da tutto questo cumulo d'illegalità».

Questi fatti, quindi , non sono compatibili con l'essere cooperatori sociali «e offendono in primo luogo la realtà quotidiana, faticosa ed onesta delle cooperative sociali che a Roma come in tutto il Paese svolgono un ruolo fondamentale e preziosissimo di servizio e di solidarietà».

La gravità dei fatti relativi al giro di tangenti e allo sfruttamento di appalti sull’accoglienza di immigrati, ha investito la coop diretta da Salvatore Buzzi. «Mi interesso di cooperazione sociale da più di 30 anni, e il mondo che ho conosciuto e che conosco io non è una “terra di mezzo” - sottolinea Possa - ma una terra di soci, operatori, volontari che agiscono e pensano in maniera lontana anni luce dal presidente della cooperativa romana, una terra, come la nostra, dove delle belle persone svolgono un ruolo fondamentale e prezioso per tutta la comunità, con impegno e passione. E' questo che più indigna: quello che sta emergendo dall'inchiesta romana colpisce particolarmente quelle centinaia di migliaia di persone che in tutta Italia ogni giorno sono impegnate nella cooperazione sociale».

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