Majorca, i 70 lavoratori “costretti” a licenziarsi
Rimasti senza cassa integrazione e con stipendi arretrati ancora da ricevere sono chiamati alla dolorosa scelta per non perdere il diritto alla mobilità
SCANDIANO. Non c’è più tempo per i dipendenti della Majorca. Sono chiamati a una scelta amara i settanta lavoratori della storica ceramica scandianese, fallita ufficialmente l’ottobre scorso dopo un anno di agonia. Vista l’assenza a oggi di offerte concrete di interesse, dovranno decidere entro la fine del 2014 se licenziarsi, attivando la procedura di mobilità volontaria, o se rimanere in stasi, in attesa di un ipotetico nuovo acquirente per l’azienda.
A generare il bivio sono le recenti riforme del lavoro che prevedono un taglio del periodo di copertura della mobilità per chi usufruirà dell’ammortizzatore sociale dal 2015. Per mantenere le vecchie coperture, quindi, è necessario richiedere la mobilità entro il 31 dicembre 2014 e per farlo si deve passare dal licenziamento.
In questo modo, i lavoratori sopra i 50 anni avranno diritto a tre anni di mobilità invece che due, quelli fra i 40 e i 50 anni a due anni invece che 18 mesi. Non cambia nulla invece per le persone sotto i 40 anni.
Con la mobilità volontaria però si perderanno due mensilità, da ottobre a oggi, rimaste scoperte per un vuoto burocratico generato dalla riforma Fornero. Fino al fallimento, le maestranze erano in cassa integrazione, dopo di che, senza una lettera di intenti ufficiale di un possibile acquirente, non vi erano coperture nemmeno parziali. Solo chi non si licenzierà, rimanendo nel limbo, potrà sperare di ricevere questi due mesi di cassa integrazione: per farlo, però, è necessario che arrivi la sempre attesa lettera di intenti.
La scelta è stata illustrata ieri dai sindacalisti Cgil e dai rappresentanti interni in un’animata assemblea ospitata dalla camera del lavoro, alla presenza di decine di dipendenti.
È il frutto di un accordo raggiunto fra sindacato, Confindustria Ceramica, la curatrice fallimentare Anna Spaggiari, a oggi titolare dell’azienda, e la Provincia. Nel corso della discussione, si è parlato del lavoro fatto per cercare di limitare i problemi, ma sono emerse le difficoltà e i timori forti di chi, senza ammortizzatore sociale né stipendio, sta vivendo momenti difficilissimi. Chi deciderà di firmare il licenziamento e di entrare nella mobilità volontaria, darà l’addio ufficiale alla Majorca, dunque. Quasi tutti i lavoratori sopra i 50 anni lo faranno, per non sprecare un anno di copertura. Qualche dubbio in più per chi si trova fra i 40 e i 50 e ancora di più per gli under 40: questi potrebbero decidere di scommettere sul futuro della ceramica.
Il termine ultimo per tutti, comunque, è il 20 gennaio, anche se la scelta verrà fatta entro fine anno per mantenere i vecchi diritti. Dopo il 20 gennaio non sarà possibile firmare la mobilità volontaria, e si rimarrà quindi legati al destino aziendale per un altro mese.
La curatrice ha già fatto sapere che, senza lettere di intenti, al 20 di febbraio sarà costretta a licenziare tutte le persone ancora assunte. Nel frattempo, si lavora anche per recuperare i crediti passivi dovuti alle maestranze, fra stipendi e contributi. La curatrice sta ultimando l’inventario dei beni e dei marchi disponibili, alcune aziende hanno già mostrato interesse per le acquisizioni e l’idea è di creare aste pubbliche, per ottenere la massima cifra possibile.
Entro l’11 gennaio verrà depositato il rapporto ufficiale, che potrebbe sbloccare alcuni arretrati, e il 26 gennaio è fissata la prima udienza per l’ottenimento dei crediti passivi, in primis per i dipendenti.
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