Muore dopo una lite, c'è un indagato per omicidio
E' la negoziante con la quale il 43enne ha discusso in via Cugini: forse è stato colpito con uno spazzolone. Lei però nega
REGGIO EMILIA. Ha ancora molti lati oscuri quanto accaduto nel tardo pomeriggio di venerdì nel negozio di ortofrutta di via Cugini (alle Acque Chiare), ma sta di fatto che c’è stato un litigio, una persona è morta poco dopo essere uscita dal punto-vendita – si tratta del 43enne Massimo Simonetti , residente a Roccarainola (Napoli) – e la donna (la keniota Noel Melly Okulu) che con il marito gestisce il citato negozio è ora indagata con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
Ovviamente va tutto preso con le pinze, perché siamo solo alle prime battute di un’inchiesta – coordinata dal sostituto procuratore Stefania Pigozzi – che deve ancora compiere diversi “passi”, anche se nella notte fra venerdì e ieri sono già state sentite, in procura, alcune persone.
Secondo quanto ricostruito sin qui dagli inquirenti, venerdì sono circa le 18 quando nella bottega di via Cugini entrano due uomini: uno è un commerciante reggiano di ortofrutta, accompagnato dal 43enne Massimo Simonetti.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10451273:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.10451273:1649454027/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Nel negozio c’è solo la donna keniota. I discorsi vanno subito al sodo, cioè il pagamento di un debito e il commerciante non sarebbe la prima volta che si reca nel punto-vendita per quel motivo.
La commerciante – interrogata per un’ora in procura, assistita dall’avvocato difensore Vainer Burani – avrebbe detto ai due di non sapere nulla di quel debito e tutt’al più di rivolgersi al marito. Ma gli animi si sarebbero ugualmente surriscaldati e, all’improvviso, secondo quanto racconta sempre Okulu, dalle parole si passa ai fatti. E sono atti violenti, perché Simonetti avrebbe cominciato a picchiare la negoziante, tirandole i capelli, per poi prenderla a cazzotti.
Lei tenta di sfuggire alle botte e con il telefonino chiede aiuto ai familiari (l’ultima telefonata alla figlia sarebbe intorno alle 19), finché il 43enne le prende il cellulare e lo sbatte per terra. A quel punto la negoziante afferra uno spazzolone con cui cerca di difendersi. Questo è un punto chiave della vicenda: ha colpito Simonetti? La donna dice di no, avrebbe solo agitato lo spazzolone, per tenere l’uomo a distanza e non essere più picchiata. Dopo questo parapiglia i due escono dal negozio, perché vogliono attendere in auto l’arrivo del marito che con la moglie gestisce l’attività. Ed è in macchina che Simonetti comincia a star male, nel frattempo arriva non solo il marito ma anche la polizia.
Saranno gli agenti a chiamare il 118. I soccorritori cercano di rianimare il 43enne, poi il disperato ma inutile trasferimento al pronto soccorso: Simonetti muore. Per il Santa Maria è morto per cause naturali (infarto o emorragia cerebrale). Ma ora sarà l’autopsia a fare chiarezza: il pm Pigozzi vuole saperne di più sulle cause del decesso (è stato colpito?) e capire in che condizioni era il 43enne (da qui la richiesta di esami tossicologici, nonché la necessità di capire l’incidenza di eventuali patologie di cui poteva soffrire Simonetti).
L’autopsia è un passaggio irripetibile, quindi come atto dovuto il magistrato ha iscritto la negoziante nel registro degli indagati, per permetterle di seguire adeguatamente l’inchiesta. Poi c’è da chiarire la storia del debito. «Ritengo che la mia assistita – rimarca l’avvocato difensore Burani – abbia impugnato quello spazzolone solo per difendersi. Ha reagito ad un’aggressione, ma non l’ha colpito».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
