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Nell’Officucina ai Musei nascerà il cibo del futuro

di Massimo Sesena
Nell’Officucina ai Musei nascerà il cibo del futuro

Il ricercatore Matteo Vignoli illustra il Master su Food Innovation Program che da marzo a novembre porterà a Reggio studenti da tutto il mondo

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REGGIO EMILIA. Sarà il cuore del Food Innovation Program diretto dal ricecatore di Unimore Matteo Vignoli. E sarà nel cuore di Reggio: a marzo quando il primo master sulla Food Innovation aprirà le porte a una cinquantina di studenti da tutto il mondo, lo farà aprendo le porte dei musei civici. E’ lì che Francesco Bombardi creerà l’Officucina, la nuova creatura del FabLab che alla due giorni reggiana della Repubblica delle Idee, aveva già fatto parlare di sè.

Sarà quello il laboratorio del Master, pensato come il luogo della contaminazione dei saperi: nello schizzo di Bombardi si intravede una mega parete attrezzata con utensili cucina (di ieri e di oggi) ma anche attrezzi dell’officina. Sul bancone da lavoro, ci saranno macchine di fabbricazione digitale per applicazioni Food e sul tavolone si progetta - studia-scrive -discute e assiste a lezioni proiettate sui muri.

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Una dorsale tecnologica sotto forma di binario appeso al soffitto porterà cavi e connessioni , luci e telecamere per streaming e realtime. «Il Food Innovation Program - spiega Vignoli - è il frutto di una serie di incontri, ad esempio con colleghi americani che quando parlavamo loro di innovazione storcevano il naso, come a dire che se pensavamo di metterci anche noi a fare app, eravamo clamorosamente fuori strada. E questo perché stavamo perdendo di vista un grande patrimonio da sfruttare in maniera globale, come è da queste parti il cibo».

Così, Vignoli ha scelto Reggio per partire e a quel punto, da oltre Oceano ma non solo, c’è stato chi ha fatto una domanda. Why Reggio? Ma il ricercatore non si è fatto trovare impreparato a questa domanda: «Perché qui -spiega il ricercatore che per l’ateneo reggiano-modenese cura i progetti in comune con il Cern e Stanford - c’è la capitale mondiale dell’educazione, perché anche grazie alla Stazione Mediopadana è a un tiro di schioppo dall’Expo. Perché siamo nel cuore dell’Emilia dove il cibo è da sempre anche cultura. E infine perché qui più che altrove c’è un clima accogliente per tutto ciò che è innovazione. C’è insomma quello che si definisce un ecosistema ottimale per fare innovazione».

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Educazione, innovazione e comunicazione, sono i tre filoni lungo il quale si snoderà il master: «Produzione, distribuzione, manifattura, spesa, eating, tutte declinazioni del cibo che il master cercherà di sviluppare». Le iscrizioni si raccolgono dal 15 dicembre e gli organizzatori - l’Università di Modena e Reggio , Institute for the future di Palo Alto e il Future Food Institute di Bologna - sono ora alla ricerca di 10 aziende che diventino partner del progetto.

«Sono molti i contatti in corso - dice Vignoli - e sarebbe un peccato che a sostenerci in questa sfida non ci fosse nemmeno un’azienda del territorio». La parte conclusiva del master riguarda l’aspetto comunicativo: la narrazione del corso verrà raccontata in cinque puntate che gli organizzatori puntano a diffondere attraverso accordi con i principali network mondiali.

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