Vertici distanti, gli elettori chiedono una svolta al Pd
Tesserati a confronto ieri con il segretario Costa: preoccupa il crollo dei votanti chiesta la linea dura sugli scandali in regione: dubbi anche sul premier Renzi
REGGIO EMILIA. Una gestione preoccupante del calo di iscritti del Partito a livello nazionale, il problema di dialogo con i vertici, i candidati devono essere scelti dagli iscritti, da chi ha la tessera, non dal primo che passa e il fatto che Renzi sia contemporaneamente segretario e presidente del Consiglio.
Queste, fra le tante, alcune considerazioni dei militanti del Partito democratico ritrovatisi ieri pomeriggio nella sede del Circolo 4 di via Martiri della Bettola alla presenza del segretario provinciale, Andrea Costa, e di quello cittadino, Mauro Vicini.
Un pomeriggio per analizzare a 360° l'ultima tornata elettorale delle elezioni regionali che, come tutti certo sanno, se da una parte ha visto sicuramente la vittoria del Pd e di Stefano Bonaccini, dall'altra un calo impressionante dei votanti: per la nostra provincia si stima infatti che circa 143.000 persone non si siano recate alle urne rispetto alle elezioni europee del maggio scorso.
«E di questi 143.000, circa 40.000 erano del Pd» ha detto Andrea Costa, «dobbiamo fotografare lucidamente l'entità del danno per tentare di trovare una soluzione». «Qualcuno, mi sembra evidente, ha messo in dubbio già da tempo il modello emiliano-romagnolo» è un'altra tesi avanzata dal pubblico, «sugli scandali che stanno colpendo il partito non si può transigere: devono saltare le teste dei colpevoli, serve un gesto forte» è la proposta di un altro militante. «La partita delle elezioni regionali è stata gestita male proprio qui in Regione, le primarie non prevedevano competizione, il risultato era già deciso» è la tesi di un altro. E, com'è vero che spunta spesso il nome di Fabrizio Barca come personalità da cui prendere spunto, c'è pure chi difende Renzi: «Non c'entra nulla il Jobs act con il calo del consenso nelle nostre zone; sono sempre stati gli emiliano romagnoli stessi a crearsi da sé il consenso, sono le dinamiche locali che sono saltate».
Non la pensa però così Silvia Prodi, neo consigliere regionale presente ieri pomeriggio: “L’attacco del premier ai sindacati è stato devastante, la sua politica ha creato un cortocircuito nell'elettorato e il premier ha sbagliato anche a dire che l'astensionismo è un aspetto secondario».
Il segretario Costa ha comunque evidenziato gli aspetti positivi. «Quattro consiglieri eletti, nel 2014 erano stati solo due; a Reggio, poi, con il 51% dei voti, il Pd si è dimostrato più forte rispetto a tutte le altre provincie della regione dove raccoglieva una media del 44%. Siamo rimasti abbagliati, quasi immobili, dopo le improvvise dimissioni di Errani ma ci sono punti interessanti e importanti dai quali possiamo ripartire».
Andrea Montanari
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