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Alai: «Ma chi latita da sempre è lo Stato»

Luigi Vinceti
Alai: «Ma chi latita da sempre è lo Stato»

Il presidente del Consorzio risponde alla senatrice Pignedoli: il problema esiste ed è giusto parlarne, ma niente promesse

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REDGGIO EMILIA. Chiamato direttamente in causa - insieme al mondo della cooperazione - dalla senatrice Pd Leana Pignedoli, il presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano raccoglie le sollecitazioni ad un incontro lanciati dalla parlamentare reggiana. «I confronti sono sempre utili per tutti - premette Giuseppe Alai - e gli aspetti della produzione e commercializzazione del nostro formaggio sono davvero degni della massima considerazione. Specie l'aspetto mercantile diretto che è stato concretamente affrontato da Confcooperative attraverso l'iniziativa della Rocca e da Italcheese del gruppo Giglio Per favore però non mi si parli di aiuti al settore perché gli impegni annunciati a livello centrale sono stati tanti ma in concreto non è mai arrivato nulla».

Dove si annidano gli intoppi maggiori per gli operatori caseari?

«Il primo punto da risolvere è la stagionatura che richiederebbe sostegni per 24 mesi. Ora invece molti di coloro che producono il formaggio dopo soli 12 mesi sono costretti a cederlo a chi lo commercializza perdendo in tal modo parte degli introiti e faticando così a remunerare in modo adeguato i fornitori della materia prima, il latte».

E' vero che c'è il pericolo di un ritorno alla mezzadria perché chi commercializza prova a comprare i caseifici, specie in montagna?

«Il rischio è reale e sta a noi evitare che accada. Ciò però va ricercato non esaltando i contrasti ma promuovendo azioni coese: questo indiretto ritorno alla mezzadria sta purtroppo già manifestandosi in altri comparti dell'alimentare. Penso a chi alleva polli, tori da carne, maiali. I nostri caseifici sono fortunatamente salvaguardati dal fatto che gli allevatori di bovine da latte dell'area consortile sono i possessori diretti delle quote e chi commercializza il nostro formaggio può utilizzare solo il latte che si produce in questa zona. Il caso del Parmigiano Reggiano è unico nel panorama nazionale ed è un bene da tutelare».

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La storia della società I4S?

«E' nata per favorire lo sviluppo commerciale all'estero anche se poi, in qualche frangente, è stata usata come un'ambulanza per recuperare gli eccessi produttivi e qualificare il Parmigiano Reggiano in campo internazionale».

Fino a che punto gli eccessi produttivi sono un ostacolo? Come si fa a remunerare più adeguatamente i contadini che producono latte?

«Decidiamo come impostare questo tema: o si produce in misura rapportata al vendibile o si vende quel che si produce. In cinque anni abbiamo prodotto il 12% in più e mentre il mercato estero ha assorbito una quota maggiorata del 5%, quello interno si è fermato. Serve equilibrio».

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