Furti di rame dai lampioni? Ci pensa l’internet delle cose
Si chiama “Internet delle cose” e buttata lì sembra la solita fuffa. In realtà sono tante le cose che si possono fare, tanti i piccoli problemi quotidiani risolvibili
REGGIO EMILIA. Si chiama “Internet delle cose” e buttata lì sembra la solita fuffa. In realtà sono tante le cose che si possono fare, tanti i piccoli problemi quotidiani che una comunità può provare a risolvere percorrendo la strada dell’innovazione. E’ quello che sta accadendo a Reggio con l’assessore alla cura dei quartieri Valeria Montanari che, ad esempio, sabato ha riunito attorno a un tavolo, alcuni imprenditori, i volontari che curano i parchi nei quartieri e il digital champion reggiano Francesco Bombardi. Per discutere di una piaga, quella dei furti di rame dai lampioni dei parchi, che lascia al buio molti spazi pubblici.Sabato un primo incontro, con «personale del Comune, volontariato che segue i parchi, mondo dell'impresa reggiana ad alta innovazione, Francesco Bombardi del Fab Lab».
E l’idea che è venuta alla luce è quella dell’utilizzo di sensori, che collegati ai lampioni sanno fare un po' di cose: ad esempio segnalano in diretta interruzioni/cali di corrente ad una piattaforma che fa scattare un allarme, diventano al contempo punti wi fi, misurano l'inquinamento elettromagnetico, forniscono un servizio essenziale di videosorveglianza collegata. Esistono anche nella nostra città aziende che sanno far ricerca su queste soluzioni non necessariamente costosissime. L’idea è quella di verficare la fattibilità del progetto, magari partendo con un prototipo da installare in uno di questi parchi. «La cosa bella - ha commentato l’assessore - èche ci si è messi attorno a un tavolo pensando solo a trovare una possibile soluzione al problema».
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