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COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII

Gioco d’azzardo più consapevolezza grazie a una guida

di Chiara Cabassa
Gioco d’azzardo più consapevolezza grazie a una guida

REGGIO EMILIA. “Quando perdi sei triste, quando vinci sei triste; è ora di chiedere aiuto”. E’ questa una frase scritta da una persona accolta dalla Comunità residenziale per giocatori patologici...

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REGGIO EMILIA. “Quando perdi sei triste, quando vinci sei triste; è ora di chiedere aiuto”. E’ questa una frase scritta da una persona accolta dalla Comunità residenziale per giocatori patologici “Pluto”. Ed è questa una frase che troviamo nella “Guida sui rischi del gioco d’azzardo” realizzata dall’associazione onlus “Centro sociale Papa Giovanni XXIII” presieduta da Matteo Iori. L’idea della guida nasce in seguito ad un incontro svoltosi il 13 aprile del 2013 alla “Papa Giovanni” a cui parteciparono rappresentati di Provincia, Comune, Prefettura, Forze di polizia, Ausl, Confcommercio, Arci e Ancescao, in seguito al quale si decise di dare avvio alla “Alleanza reggiana sui rischi del gioco d’azzardo”. Una sorta di percorso congiunto di sensibilizzazione, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, sul tema dei rischi derivanti dal gioco d’azzardo. A partire da dati allarmanti: le spese degli italiani per il gioco d’azzardo sono passate dai 24 miliardi di euro del 2004 agli 84,7 miliardi di euro del 2013.

E la guida, presentata ufficialmente la settimana scorsa, rappresenta con le sue 23 pagine ricche d’informazioni e di dati, ma anche di testimonianze e riflessioni, uno strumento importante che si rivolge ad un ampia platea. A partire dai giocatori patologici per arrivare alle loro famiglie e ai professionisti dei servizi ma anche a tutti i cittadini. Perché l’obiettivo, raggiunto, era di costruire uno strumento di divulgazione che, senza demonizzare il gioco d’azzardo, mettesse in luce i possibili rischi, aumentasse la consapevolezza e fornisse consigli utili in caso di necessità.

Pagina dopo pagina, si va dalla storia del gioco d’azzardo, di cui ci sono tracce a partire dall’VIII secolo a.C. in epoca etrusca, alla “torta” in cui graficamente vengono suddivisi i diversi “giochi” e il loro relativo fatturato. Si va dalla definizione di cosa significa gioco patologico al test di autosomministrazione per capire qual è la modalità di gioco (non patologico, a rischio, problematico per arrivare a patologico). E ancora consigli per i familiari e per i professionisti dei servizi. A concludere, un interessante capitolo sui rischi di illegalità: dal fare giocare i minorenni fino al riciclaggio di denaro sporco.

Tante le “curiosità” che in realtà ci dicono molto sull’argomento. Scopriamo così che diverse ricerche dimostrano non solo che gli studenti cresciuti in famiglie in cui si gioca giocano più facilmente. Ma anche che siamo portati a ingannare noi stessi: se per esempio grattiamo un biglietto e troviamo un numero molto vicino a quello vincente, siamo molto più portati a proseguire il gioco. Per arrivare all’inganno: molti luoghi di gioco sono pensati appositamente per fare perdere al giocatore la percezione del tempo oscurando le finestre, non appendendo orologi alle pareti e dotandosi di grandi aspiratori per il fumo in modo da permettere al giocatore di fumare nella sala senza che debba uscire e magari accorgersi che il tempo è trascorso.

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