«Mafie, gli anticorpi non sono mai esistiti»
Tavola rotonda sul tema delle infiltrazioni. Il sindaco: «Servono nuovi strumenti»
QUATTRO CASTELLA. L’economia sana come contrasto alla mafia e alle sue infiltrazioni. Un tema quanto mai attuale, fra inchieste che sconquassano l’Italia, di cui si è parlato venerdì al castello del Bianello. L’occasione, la tavola rotonda organizzata dal Comune di Quattro Castella come parte dell’annuale incontro con l’imprenditoria locale.
Oltre cinquanta imprese hanno risposto presente, e con loro il presidente di Confindustria Firenze Simone Bettini, il presidente di Unindustria Reggio Emilia Mauro Severi, il direttore di Cna Reggio Emilia Fabio Bezzi, il responsabile del settore Beni confiscati di “Libera” Davide Pati ed Elia Minari di Cortocircuito web-tv, uno degli autori del documentario sulle infiltrazioni mafiose che tanta polemica ha generato in ottobre.
A moderare il dibattito, l’assessore comunale alle Attività Produttive Maria Elena Manzini. In prima fila, ad assistere, il viceprefetto vicario reggente Adriana Cogode, il questore Isabella Fusiello e il colonnello Paolo Zito, comandate provinciale dei carabinieri. A fine serata, poi, un bel momento, con la premiazione da parte del sindaco Andrea Tagliavini di tre realtà castellesi, Fattoria Rossi, Sigma di Montecavolo e Uniplast che hanno aderito a un progetto di lavoro socio-terapeutico rivolto ai disabili.
Prima, si è parlato di economia, di denaro, di come le strutture mafiose usino queste leve per infiltrare i territori e portare avanti le loro attività, che siano il riciclaggio o il radicamento in una nuova area “di operazione”. Un problema, ha ricordato Tagliavini, non nuovissimo, che «nasce molto più addietro, se si pensa che la presenza dei confinati nel nostro territorio risale agli anni ’70-’80 ».
Proprio per questo, ha spiegato il primo cittadino «abbiamo organizzato questa tavola rotonda proprio, perché convinti che sia necessario individuare strumenti per sostenere amministrazioni e imprese nel contrastare l’illegalità, soprattutto in un periodo di forte crisi come quello attuale, perché quegli anticorpi sociali di cui qualche anno fa si pensava fosse dotato il nostro tessuto socio-economico, non esistono più o forse non sono mai esistiti». Motivo in più, ha sostenuto l’assessore Manzini, per puntare sulla «conoscenza e l’organizzazione, due elementi da cui non si può prescindere se si vuole porre un argine all’illegalità nella nostra economia».
A Reggio, il lavoro di Cortocircuito ha contributo a sollevare la questione. «Noi di Cortocircuito ci consideriamo più degli studenti curiosi che non dei giornalisti. Siamo partiti da questa curiosità, dal volere comprendere meglio quanto stesse accadendo nella nostra realtà», ha raccontato Minari. «Spulciando tra gli atti pubblici ci siamo stupiti di quanto queste infiltrazioni fossero radicate. Siamo rimasti ancor più stupiti dalle reazioni della politica alle nostre domande. Stupore e sorpresa sono i sentimenti che poi, a mano a mano, hanno ceduto il passo alla volontà di denunciare quanto si andava scoprendo ai nostri occhi». (adr.ar.)
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