Gazzetta di Reggio

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IL FURTO ALLA PARMEGGIANI

Recuperato il bottino dei Musei, una denuncia

Recuperato il bottino dei Musei, una denuncia

Per il colpo messo a segno tra il 24 e il 25 marzo scorsi finisce nei guai un uomo trovato in possesso di diversi "pezzi" molto preziosi

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REGGIO EMILIA. Importante svolta nelle indagini per il furto compiuto nella notte tra il 24 e il 25 marzo nella Galleria Parmeggiani. I carabinieri del comando provinciale di Reggio Emilia hanno denunciato un uomo trovato in possesso dei preziosi oggetti sottratti al museo. Recuperato parte del bottino.

E' indetta per le 11 una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di corso Cairoli con la presenza della stessa direttrice dei Musei Civici Elisabetta Farioli.

Dalla Galleria Parmeggiani erano spariti cinque importanti oggetti di orificeria. Valore complessivo, 100mila euro. Erano nella vetrina che si trova all'ingresso della galleria insieme ad altri gioielli ma la "scelta" dei ladri era caduta su una placca in oro con smalti, una fistola in argento dorato, un medaglione d'oro a forma di quadrifoglio, un medaglione circolare, un frammento di cintura in rame dorato.

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Si tratta di inimitabili riproduzioni dei celebri Marcy di produzione ottocentesca. Ad accorgersi del furto era stata la stessa direttrice dei Civici Musei, Elisabetta Farioli, che si era recata nella Galleria in questi giorni chiusa al pubblico per "lavori in corso" al piano superiore.

A un occhio esperto, non era sfuggita l'importante assenza.

«In realtà - aveva raccontato la direttrice - tutto sembrava in ordine. Ma passando davanti alle vetrine che si trovano all'ingresso, ho notato che in due di esse mancava senza dubbio qualche pezzo. Mi sono avvicinata e ho notato le bacheche manomesse: le viti erano state smontate, e non si tratta di un'operazione facile e ancora meno veloce, poi tutto era stato messo apparentemente a posto».

Era stata la stessa Farioli a sporgere denuncia ai carabinieri che, dopo un primo sopralluogo, avevano prelevato le due vetrine manomesse sperando che fossero rimaste sui vetri impronte digitali in grado di avviare indagini più mirate per individuare gli autori del furto.

«Facendo mente locale - aveva continuato Elisabetta Farioli - l'ultima visita guidata di Attilio Marchesini risale al 16 febbraio scorso ed è anche l'ultimo giorno in cui, con assoluta certezza, i cinque pezzi scomparsi erano al loro posto».

Poco più di un mese. E tante presenze da allora all'interno della Galleria Parmeggiani che è aperta tutte le mattine e, al sabato e alla domenica, anche al pomeriggio.

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La Galleria è dotata di un sistema antifurto attivo negli orari di chiusura. E se nessun allarme era scattato, e tantomeno manomesso, significava che il furto era stato messo a segno durante l'orario d'apertura.

Orario nel quale a vigilare sulle opere d'arte sono alla mattina dei volontari, il sabato e la domenica i dipendenti della coperativa "Le Macchine Celibi".

Il furto alla Parmeggiani non passerà alla storia come quello della Monna Lisa al Louvre nel 1911 o come quello più recente delle tele di Munch nel 2004 a Oslo, ma si trattava in ogni caso di una perdita importante.

«Il mio timore - spiegava la direttrice dei Musei - è che a impossessarsi di questi oggetti siano stati dei ladri non "specializzati". Nel senso che la tipologia dei gioielli sottratti non fa pensare a un furto su commissione, anche perché questi pezzi non sono facili da piazzare. Chi se ne intende, sa benissimo riconoscere oggetti riconducibili alla bottega Marcy: riproduzioni fatte nell'Ottocento ma con l'intenzione di rifarsi ad un arte di parecchi secoli prima, solitamente a raccolte parigine. Può invece essere accaduto, e questa sarebbe la cosa peggiore, che chi li ha rubati se ne sia subito disfatto per poche migliaia di euro o, addirittura, potrebbe già averli fatti fondere. Ecco, non riuscire a recuperarli sarebbe un grande cruccio».


Ora invece la svolta investigativa di cui si avranno presto ragguagli ulteriori dai carabinieri..

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