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lo scontro

Cgil e Uil pronte alla protesta di piazza

Cgil e Uil pronte alla protesta di piazza

I due sindacati insieme per lo sciopero generale di venerdì contro il Jobs act. «Ricorreremo alla Corte Costituzionale»

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REGGIO EMILIA. Cgil e Uil affilano le armi in vista di una battaglia, lo sciopero generale di venerdì, che nelle loro intenzioni dovrebbe essere qualcosa di più dell'estrema difesa di una cittadella assediata. La partecipazione dei lavoratori sarà il test capace di misurare la capacità di andare alla riscossa per riconquistare i diritti che, a loro parere, il Jobs act e la legge di stabilità minacciano di affossare definitivamente. I segretari Guido Mora e Luca Chiesi della Cgil, Ferdinando Guidetti e Alberto Zanetti della Uil preannunciano un «altolà forte e chiaro al governo Renzi» e promettono: «Quei diritti i lavoratori se li riprenderanno con l'iniziativa di lotta, riempiendo le piazze e, se necessario, anche azienda per azienda, ente per ente nei prossimi mesi».

Per cominciare anche a Reggio, come nel resto d'Italia, è prevista venerdì una grande manifestazione provinciale con la formazione di due cortei alle 9. Il primo si muoverà dall'area commerciale Meridiana, sul lato di via Ferrari, e raggiungerà lungo la via Emilia la piazza Duca d'Aosta, a porta Santo Stefano. Qui confluirà il secondo corteo proveniente lungo la circonvallazione da piazza del Tricolore (porta San Pietro). Quindi i lavoratori sfileranno tutti insieme lungo le vie del centro fino a piazza Martiri del 7 luglio, dove i segretari provinciali terranno il comizio conclusivo. Il fatto che il Jobs act sia diventato legge una settimana fa con il voto definitivo del Senato non scoraggia i leader sindacali.

«Il Governo - spiega Mora - ha imposto questa riforma deforme a un parlamento ricattato con la fiducia. Non esiste alcun precedente di una norma così simile a una cambiale in bianco, che viola l'articolo 76 della Costituzione (che limita la possibilità di delegare all'esecutivo la funzione legislativa, ndr). Appena se ne presenterà l'occasione ricorreremo alla Corte costituzionale e, forse, alla Corte europea di giustizia».

Proprio la vaghezza della delega allarga i margini d'azione del sindacato. «Finora - incalza Mora - s'è chiusa soltanto la prima puntata. Rimangono da emanare i decreti delegati, che non hanno indicazioni precise su questioni fondamentali come il reintegro e gli ammortizzatori. Contesteremo i decreti sbagliati e contrasteremo i licenziamenti, azienda per azienda». Il vero obiettivo del Governo, secondo Cgil e Uil, è «riconsegnare al datore di lavoro un esercizio del potere all'interno delle imprese senza limiti sostanziali». Mora denuncia: «Le imprese avranno vantaggi senza superare la precarietà. Un’azienda riceverà un contributo di novemila euro per l'assunzione di un giovane. Se lo licenzierà dopo poco tempo le basterà pagare un indennizzo di duemila euro».

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