Colpo fatale alla nuca, fermato il nipote
Dopo una notte di interrogatori ai familiari, i carabinieri individuano nel 19enne il possibile assassino dell’uomo ripescato
SAN BENEDETTO PO. Omicidio volontario e occultamento di cadavere. A meno di 24 ore dal ritrovamento del corpo senza vita di Fausto Bottura, chiuso in due sacchi sulla riva del Po a Bardelle di San Benedetto, con queste accuse la Procura ha fermato il nipote dell’uomo. Massimo Bottura, 19 anni, figlio della sorella di Fausto, Patrizia, con i quali la vittima conviveva nella casa di via Roma a Magnacavallo, dall’alba di ieri è in una cella del carcere di via Poma. Il fermo è scattato dopo l’interrogatorio proseguito per tutta la notte nella caserma dei carabinieri di via Chiassi. Il giovane formalmente si è avvalso della facoltà di non rispondere ma, prima, avrebbe «parzialmente ammesso alcune circostanze». Ammissioni, omissioni e contraddizioni ritenute sufficienti per far scattare il fermo.
Al momento non ci sono altri indagati, ma la ricostruzione del reparto investigativo nelle ultime ore fa immaginare che il giovane difficilmente abbia potuto agire da solo. Soprattutto, che da solo possa aver insaccato, caricato e trasportato il cadavere da Magnacavallo a Bardelle. Il delitto è maturato e, probabilmente, è stato compiuto nell’ambito della cerchia familiare, senza premeditazione, verosimilmente durante una lite, nella stessa casa di via Roma, o nelle immediate vicinanze. L’immobile, il cortile, il garage e le tre auto della famiglia, la Punto della sorella Patrizia, la Seicento della nipote Micaela e la minicar della vittima da ieri mattina alle 5 sono sotto sequestro. È qui, intorno alla casa a pochi metri dalla stazione di Magnacavallo, che gli investigatori stanno cercando l’arma del delitto: un oggetto appuntito, con cui Fausto è stato colpito a morte alla nuca, quindi alle spalle. Dall’autopsia, eseguita ieri dall’équipe della medicina legale di Verona, è emerso che la causa della morte è il trauma dietro la testa. Le tumefazioni sul volto sarebbero da attribuire alla caduta dopo il colpo letale. Secondo la Procura è probabile che qualcun altro abbia assistito o partecipato all’omicidio. Nella casa, o nel garage, sono state trovate «tracce importanti su operazioni di occultamento».
Il corpo è stato chiuso in due sacchi da spazzatura, uno infilato dalla testa e l’altro dai piedi, legati in tre punti. Cosa sia accaduto dopo, è tutto da ricostruire. Di certo il cadavere è stato caricato su un’auto che ha viaggiato da Magnacavallo a Bardelle, dove è stato trovato la mattina dell’Immacolata, impigliato alle sterpaglie della scalinata del vecchio idrometro, con i cartelli che indicano il livello dell’acqua. Gli investigatori ritengono che anche in questa fase ad agire difficilmente sia stata una persona sola. Il corpo è stato deposto molto vicino al punto in cui è stato trovato dal volontario della Protezione civile che, come ha detto al pm Bertuzzi e al luogotenente Zanon appena arrivati a Bardelle, già lo aveva avvistato il giorno precedente, cioè domenica: a dirlo la pipa di Bottura, trovata sulla riva a poca distanza dal sacco. Evidentemente la vittima l’aveva in tasca ed è uscita durante le operazioni di scarico del cadavere dalla macchina per gettarlo nel fiume. Restano aperti molti dubbi, che il pm Silvia Bertuzzi cercherà di chiarire durante l’interrogatorio previsto per stamattina. Innanzitutto i complici: in queste ultime ore nessuno ne ha fatto mistero. Se su Massimo si sono concentrati i sospetti fino a questo momento, non è affatto scontato che sia l’unico responsabile, e forse, nemmeno il principale. Il delitto infatti sarebbe maturato in un clima di esasperazione per mesi, anni di liti per la convivenza forzata. Fausto, che si era trovato la sorella con 3 dei suoi 4 figli in casa dopo la malattia del padre, non accettava la nuova compagnia. Un’idiosincrasia ricambiata: in particolare dal nipote Massimo, che in più di un’occasione aveva dato l’impressione di vergognarsi dello zio, e dalla sorella Patrizia. Con lei i dissapori si erano esacerbati per questioni economiche. Fausto avrebbe voluto rilevare la metà della casa lasciata in eredità dal padre ad entrambi i figli, ma la sorella non era d’accordo. E nessuno era disposto a traslocare.
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