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Più di un milione di euro per abbassare gli affitti

Roberto Fontanili
Più di un milione di euro per abbassare gli affitti

I progetti di edilizia agevolata resi possibili dal fondo regionale: dalla distribuzione a pioggia si passa a contrattazioni con i proprietari

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REGGIO EMILIA. Un milione 200mila euro. Per far diminuire il numero di alloggi sfitti in città e in provincia, far calare anche la pigione a chi l’affitto lo paga già ma con fatica. E venire incontro a chi oggi, pur non avendo i requisiti per accedere agli alloggi popolari, non può permettersi un affitto a prezzi di mercato. Così verranno utilizzati, dai comuni che ne hanno fatto richiesta i fondi regionali per l’affitto.

L'obiettivo è quello stipulare nuovi contratti e rinegoziare quelli in essere (quasi come fossero mutui) per consentire a chi non può più permettersi di pagare un affitto a prezzi di mercato di ridurre il canone almeno del 20% e di restare nell'alloggio attuale evitando una nuova ondata di sfratti per morosità. Una misura che riguarda quelle famiglie che non hanno i requisiti per ottenere una casa popolare ma che non reggono l'impatto di un affitto che per un appartamento di due stanze che superi i 550 euro.

Per questa ragione i quattro Comuni non interverranno sugli sfratti già esecutivi, ma useranno i circa 1.2 milioni di euro destinati alla nostra provincia nel tentativo di stipulare e rinegoziare in provincia circa 500 contratti (di cui circa la metà nel comune capoluogo) che avranno una durata minima di cinque anni, un canone massimo di 480 euro mensili e che porti l'incidenza dell'affitto attorno al 30% del reddito familiare.

Cambia la filosofia in base alla quale i comuni di Reggio, Casalgrande, Correggio, Scandiano, utilizzeranno i fondi nazionali e regionali per affitto (che tornano dopo due anni) e da un contributo a pioggia agli inquilini, si passerà ad un sistema di incentivi destinati ai proprietari, ai quali una tantum per il primo anno, verrà versato la differenza tra il canone precedente e quello stipulato per un massimo di 2.400 euro e nel caso di un appartamento sfitto potrà essere dato un incentivo, (anche in questo caso una tantum di 1.000 euro), sempre a condizione che venga sottoscritto un contratto canone concertato.

Si passerà da una distribuzione a pioggia, come avveniva in passato, ad un sistema che incentiva direttamente i proprietari con un contributo una tantum, a cui si aggiunge una riduzione della imposizione fiscale (Irpef), l'aliquota dei contratti con cedolare fissa (che passa del 21 al 10%) e all'applicazione di un Imu più bassa.

La proposta di rinegoziare i contratti di affitto è stata presentata ieri dal vice sindaco Matteo Sassi, dal presidente Acer Marco Corradi, dall'assessore del comune di Correggio Giammarco Marzocchini, con a fianco Carlo Veneroni del Sunia (sindacato inquilini) e l'avvocato Maria Carmen Consolini dell'Asppi (piccoli proprietari immobiliari). Il piano coglie «una evoluzione in atto da un paio d'anni nel mercato dell'affitto, con diversi contratti in essere che sono stati ritoccati al ribasso».

Vuoi per la paura che l'appartamento resti vuoto, «o perché affrontare una causa di sfatto - ha detto l'avvocato Consolini - costa almeno 3mila e ci vuole almeno un anno per riottenere l'appartamento libero e spesso senza recuperare le mensilità non pagate». I proprietari dovranno presentare la domanda entro il 31 gennaio ad Acer o ai quattro comuni coinvolti.

A far pendere la bilancia, hanno sottolineato i relatori, «non sarà solo la convenienza economica, ma il timore che l'appartamento resti vuoto, il voler mantenere il rapporto che si è creato nel tempo con l'inquilino e la disponibilità di tutti a fare la propria parte». Un altro incentivo infine riguarda le imprese e cooperative edili disponibili a affittare alloggi invenduti e non occupati, sulla base di apposite convenzioni con i Comuni.

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