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Ragazzini minacciati con una pistola e rapinati

Ragazzini minacciati con una pistola e rapinati

Dopo l’aggressione al sedicenne che usciva dalla palestra in via Filippo Re altro caso in centro, quattro minorenni circondati in via Sessi e derubati di tutto

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REGGIO EMILIA. Ancora una rapina ai danni di minorenni, ancora una banda di stranieri che prende di mira i ragazzini depredandoli di tutto quel che anno: spiccioli, cellulari e biciclette.

Dopo l’aggressione subita da un sedicenne, alcuni giorni fa, in via Filippo Re, domenica scorsa è toccato a quattro ragazzini - tutti tra i quattordici e i sedici anni - che in un attimo, mentre tornavano a casa dopo una serata in pizzeria sono stati accerchiati da quattro persone che li hanno depredati di tutto quello che avevano. E uno dei rapinatori - secondo il racconto dei ragazzi - impugnava addirittura una pistola.

E’ successo dalle parti di via Sessi, verso le 22, come racconta la madre di uno dei ragazzi: «Mio figlio e i suoi amici stavano raggiungendo via Emilia San Pietro, in sella alle loro biciclette, quando all’improvviso sono stati circondati da queste quattro persone, tutte più o meno sui vent’anni, probabilmente nordafricani. Uno di loro mi ha raccontato mio figlio, brandiva una pistola».

«Lì per lì - ha spiegato sempre il figlio alla madre - poteva anche essere un giocattolo, ma io e i miei amici no ci siamo fidati, consegnando tutto quello che avevamo: soldi, cellulari e biciclette».

Invero, per la banda di delinquenti il bottino non è stato granché: pochi spiccioli, poco più di venti euro in tutto. Tre bici e tre cellulari su quattro: «L’unico cellulare che non hanno voluto - spiega ancora la madre del ragazzo è un iPhone, forse per via del sistema che ne permette il rintraccio». Uno scrupolo eccessivo, a conti fatti, perché quando la banda si è dileguata con il bottin, i ragazzi sotto shock hanno impiegato un bel po’ a realizzare che potevano utilizzare l’unico cellulare rimasto in loro possesso per chiamare i carabinieri: prima hanno vagato per il centro chiedendo ad alcuni locali di poter telefonare. Una volta chiamati i carabinieri, questi hanno raccolto le loro testimoniante. «Vorrei - dice la madre di uno dei ragazzi rapinati che le forze dell’ordine facessero qualcosa per individuare questa banda che terrorizza i nostri figli».

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